ROSETO DEGLI ABRUZZI  – “C’è una canzone di Antonello Venditti che dice ‘gli amori fanno giri immensi e poi ritornano’: sono diventato coordinatore del Movimento di Noi con Vannacci quando il generale era dentro la Lega, quando ha tradito il partito che lo ha fatto eleggere europarlamentare, che lo ha nominato pure vicesegretario, ho scelto la coerenza e la serietà, e il mio primo amore, la Lega”.

Nell’intervista ad Abruzzoweb sintetizza così il suo peregrinare politico e sentimentale l’ex parlamentare ed ex segretario regionale della Lega, Giuseppe Bellachioma, che dopo essere stato ammaliato dalle sirene di Roberto Vannacci, che ha fondato ad aprile Futuro nazionale, dato al 5%, è tornato nel partito che in Abruzzo ha contribuito a fondare, da cui era andato via nell’autunno del 2022, arrivato ai ferri corti con l’allora segretario regionale, l’aquilano Luigi D’Eramo, ora sottosegretario di Stato all’Agricoltura, complice anche una mancata ricandidatura a Roma.

Un ritorno con i fuochi di artificio, per il politico ed imprenditore di Roseto degli Abruzzi (Teramo), perché a margine di una conferenza stampa in riva al mare nella sua città, in una intervista video al quotidiano “Certa Stampa”,  Bellachioma dopo aver puntualizzato che il suo ritorno non è “a gamba tesa, ma neanche con il capello in mano”, ad una domanda sul suo rapporto con D’Eramo, non ha usato mezzi termini: “non porto rancore a nessuno, dico solo questo: ho cambiato la vita di molte persone e da queste avrei preteso non dico il riconoscimento, ma almeno il rispetto”.

Parole che hanno mandato su tutte furie lo stesso D’Eramo, creando forti fibrillazioni nel partito che aveva appena aperto le braccia al figliol prodigo. E a cui sono seguite le sostanziali scuse di Bellachioma a chiudere il caso.

Nell’intervista a questo giornale, Bellachioma tiene innanzitutto a ricordare il suo percorso politico: “Il mio rientro in politica ha avuto dall’inizio una ragione di coerenza: Vannacci era stato eletto eurodeputato della Lega e ho deciso di aderire al suo movimento, interno alla Lega, ponendo fine alla pausa che mi ero preso, anche a causa della malattia, per fortuna sconfitta. Una scelta che ho condiviso sempre con il segretario federale Matteo Salvini che mi augurò buon lavoro nel movimento di Vannacci, diventato intanto anche vice segretario federale del partito. Poi è accaduto che, dopo la tre giorni degli stati generali della Lega a Roccaraso, il generale Vannacci ha deciso di andare via e di fondare Futuro nazionale, cosa che a a me aveva detto che non avrebbe mai fatto. A quel punto io che sono un uomo di parola, anche se in politica la parola conta poco purtroppo, per coerenza ho lasciato Vannacci alla sua strada, e sono rimasto nella Lega, con l’annuncio ufficiale alla conferenza stampa di Roseto”.

E giocoforza occorre dunque tornare a quell’incidente diplomatico con D’Eramo.

“In fondo in quell’intervista ho detto che mi ero messo da parte perché in qualche modo non mi sentivo più parte del progetto della Lega  essendo stato uno di quelli che si era messo sulle spalle il partito nel 2014. Ho detto quelle cose in maniera serena e tranquilla, mi dispiace se poi sono stato frainteso. In ogni modo ho chiesto anche scusa. Quello che conta è che il mio ritorno in Lega sia avvento con tutte le buone intenzioni e con pieno spirito collaborativo. Con Luigi D’Ermo non c’è nessun rancore, nessun tipo di problema”.

La Lega dovrà affrontare ora la competizione a destra di Vannacci, che cresce nei sondaggi, dato al 5% e porta via iscritti anche alla Lega abruzzese.

“Gli italiani sono un popolo che coltiva sempre una nuova speranza. L‘abbiamo già vissuto, quando c’è stata la esplosione della Lega al centro Sud, ed è stato così con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, con il Pd di Matteo Renzi, infine con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Come di conseguenza abbiamo già vissuto le trasmigrazione di esponenti politici da altri partiti verso quelli che in quella fase registravano una forte crescita, che erano sulla cresta dell’onda. Oggi c’è una classica manovra a tenaglia a favore di Vannacci, dall’alto con adesioni di parlamentari e amministratori locali, e dal basso, e posso assicurare che il generale ha un grande seguito tra i giovani e sono convinto che alle Politiche prenderà più di quello che dicono oggi i sondaggi. Ma c’è un aspetto da considerare a medio-lungo termine: un conto è stare all’opposizione, un conto è governare, e io so benissimo cosa questo significa, alla luce della mia esperienza parlamentare. A chiacchiere va bene tutto, ma poi occorrono i fatti, i risultati concreti”.

Detto questo, altra legnata: “In politica occorre essere seri: tradire non va mai bene, perché poi si lascia come diceva mia nonna, non si lascia dolore ma un po’ di puzza quella sì. Quello che mi dispiace  è che secondo me lui avrebbe potuto dare veramente una spinta importante al partito che l’ha candidato alle Europee, che lo ha fatto diventare vice segretario nazionale. Ecco perché ho deciso di andare controcorrente,  una eccezione, verrebbe da dire oggi”.

Per arginare il fenomeno Vannacci, Bellachioma ha anche una soluzione immediata: far tornare Matteo Salvini ministro dell’Interno, ad occuparsi di immigrazione, rispetto al suo attuale ruolo di ministro delle Isfrastrutture.

“Vannacci insiste sulla remigrazione, ma anche noi da sempre diciamo sostanzialmente le stesse cose: chi viene nel nostro Paese, rispetta le regole, contribuisce alla vita sociale ed economica è il nostro fratello. Dobbiamo invece difenderci da chi viene per fare altro, e cioè per delinquere, per sovvertire non solo la società dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista culturale e religioso. Tutti teniamo all’interesse nazionale, alla difesa dei confini, alla sovranità nazionale e su questo si è sempre battuta la Lega in questi anni, Matteo Salvini lo ha già dimostrato quando era al Viminale e mi auguro davvero che prima della fine della legislatura possa tornare a fare il ministro dell’Interno, al di là del grande lavoro che ha fatto comunque il ministro Matteo Piantedosi“.

Venendo alla Lega abruzzese, Bellachioma giudica positivamente la tornata delle Comunali, ad Avezzano, dove il partito ha vinto le elezioni appoggiando il sindaco civico Gianni Di Pangrazio, ottenendo il 6,5%, e Chieti dove ha vinto il centrosinistra di Giovanni Legnini dove però la Lega ha preso il 10,9%, ben oltre le stime nazionali che la danno tra il  5 e il 6%.

“La Lega è un grande partito, tutte le volte che siamo andati al governo abbiamo dimostrato di essere bravi, perché abbiamo una classe dirigente straordinaria, che ci ha portati nel momento migliore al 34%. Poi fisiologicamente in politica le stagioni si aprono e si chiudono. Ma io ho definito la Lega un’araba fenice, l’ho vista risorgere per ben tre volte e sono assolutamente certo che ora, con l’ingresso di qualche nome pesante nella vice segreteria federale, avremo la possibilità di tornare ad una forte crescita”.

Sul futuro della Lega incombe però lo spettro di una sorta di scissione interna, con il partito del Nord capeggiato dall’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, che vorrebbe una autonomia e pari peso di Salvini che resterebbe a capo della Lega del centrosud. Anche con una svolta più moderata.

“L’altro giorno ero al federale di Roma e c’è stato un confronto franco ed onesto, non ipocrita, ma la parola d’ordine che ne è uscita è che di Lega ce n’è una sola, da nord al sud. Luca Zaia non ho bisogno che dica io cosa ha fatto e quanto vale, deve essere al fianco di Matteo Salvini per contribuire a mettere in campo una strategia per tornare a crescere e pesare”, commenta Bellachioma.