L’AQUILA – Una fiaba africana, con protagonista un giovane colibrì che incurante del dileggio degli altri vecchi animali della foresta comincia a spegnere da solo un incendio, prelevando acqua da uno stagno, con il suo piccolo becco, goccia dopo goccia.
Fino a convincere tutti gli altri animali a muoversi anche loro, vincendo tutti insieme le fiamme.
È il racconto scelto da Maurizio Sbaffo, presidente dell’Urban center dell’Aquila, per fare da resoconto, molto singolare, del Tavolo tematico della comunicazione, in particolare sull’emergenza, che si è tenuto martedì a palazzo Fibbioni.
Evidentemente, il dibattito sulla comunicazione non è servito a far emergere la necessità di un consuntivo della giornata che non ha portato a risultati concreti e che, almeno a livello di presenze, si è rivelato un flop visto che la punta massima delle presenze ha toccato una ventina di persone.
Quota molto modesta se si considera che all’Urban center hanno aderito 66 associazioni.
Tra l’altro, la fiaba riferita allo stesso Sbaffo, rivela il presidente dell’Urban center, da un vecchio saggio del popolo San incontrato ai margini del deserto del Kalahari, e indirizzata, tra le testate giornalistiche, solo ad Abruzzoweb, “che ha tanto a cuore le nostre sorti e quanto noi diciamo e facciamo, con la solita solerzia e puntigliosa precisione”, ha rimarcato con un pizzico di ironia Sbaffo: “Il riferimento è ai rilievi critici degli stessi soci delusi dall’Urban center, a cui questo giornale ha dato voce in vari articoli, disamina sull’immobilismo e la inefficacia dell’organisimo, spesso al centro del dibattito del tavolo sulla comunicazione”.
Critiche secondo le quali ad un anno dalla sua nascita l’Urban center dell’Aquila, lungi dall’essere diventato un efficace strumento di partecipazione e proposta dal basso nelle scelte nel campo delle politiche sociali, culturali ed economiche, e della ricostruzione post-sisma, è stato prima lacerato da divisioni in seno alle 66 associazioni costituenti, sin dall’elezione di Sbaffo a presidente, segnato poi da una lunga e tormentata costituzione del Comitato scientifico, paralizzato infine dall’impossibilità ad oggi riscontrata a trovare una maggioranza per approvare il regolamento.
C’è poi chi evidenzia che non pochi soci disertano oramai l’Urban center perché lo ritengono una macchina ancora ferma al parcheggio, non dotata ancora di un conto corrente, necessario per nuove adesioni, e senza nemmeno un sito internet.
Di fatto ancora assente nel teatro politico cittadino, nonostante tanti siano i temi impellenti in cui sarebbe auspicabile una presa di posizione chiara, netta e condivisa.
Critiche ingenerose e pretestuose, risponde però Sbaffo, nuovamente contattato da Abruzzoweb, perché di fatto “appiattite sulle posizioni di quattro realtà su 66 che compongono l’Urban center, di una piccola minoranza che rema contro”.
Ovvero la minoranza composta dai componenti che fanno riferimento all’associazione Policentrica, all’Ordine degli architetti, all’Istituto nazionale di Urbanistica, all’Università dell’Aquila, che sono in rotta di collisione con la maggioranza dell’organismo, da quando hanno perso la partita dell’elezione del presidente, dove Sbaffo ha avuto la meglio, seppure di misura, sulla loro candidata Antonella Marrocchi.
E nella favola africana gli animali indolenti che deridono il colibrì, sono proprio loro.
“Il colibrì sono i cittadini di buona volontà – svela l’arcano Sbaffo – gli animali fermi sono invece i soggetti ottusi che non comprendono che solo rimboccandosi tutti insieme le mani si possono risolvere i problemi di questa città”.
Il tavolo tematico di martedi ha intanto rappresentato un momento “di riflessione e approfondimento sul tema della comunicazione, sull’impatto delle logiche dello sviluppo di comunità e sulle dinamiche partecipative”.
Con una sessione mattutina dedicata all’inquadramento teorico, partendo dalla famosa formula del “conoscere per deliberare” di Luigi Einaudi, e una sessione pomeridiana dedicata al dibattito tra i presenti.
Con la già citata limitata presenza di pubblico.
Ma anche in questo caso Sbaffo smentisce con fermezza questa possibile lettura.
“Il tavolo è andato benissimo – assicura Sbaffo – oltre le nostre aspettative. Del resto non era un congresso, ma appunto un incontro dove era prioritario sensibilizzare enti e istituzioni alla tematica della comunicazione efficace, che è la premessa della partecipazione”.
E aggiunge Sbaffo, “negli approfondimenti tematici del pomeriggio abbiamo ragionato concretamente sul ruolo dell’Urban center nella comunicazione, e sulla necessità di creare una rete in cui i cittadini siano non solo i fruitori, ma la parte attiva del processo di comunicazione. Stiamo già lavorando a tal proposito a dotarci in tempi brevi di un sito internet, di un profilo Facebook e Twitter, ed anche di strumenti classici, come la cara vecchia comunicazione cartacea, a vantaggio di persone, in particolare anziani, interessati dal cosiddetto digital divide”.
A tenere banco nella sezione il caposervizio del Messaggero Angelo De Nicola, invitato come esperto di comunicazione, che ha tirato le orecchie proprio ad Abruzzoweb, reo di non aver risparmiato critiche all’Urban center.
A seguire le lezioni teoriche Massimo Alesii, del direttivo nazionale della Federazione relazioni pubbliche italiane (Ferpi) e Stefano Cianciotta, professore presso l’Università di Teramo.
C’erano anche Marina Marinucci giornalista del Centro, in rappresentanza dell’Ordine dei giornalisti, Sonia Fiucci e Giusi Fonzi, che curano la comunicazione rispettivamente di Asm e Ance L’Aquila.
Tra i presenti anche Stefania Pezzopane, senatrice aquilana del Partito democratico, Eugenio Coccia, neo rettore del Gran sasso science istitute, Maria Rita Acone, presidente dell’Archeoclub dell’Aquila, Antonio Gasbarrini, dell’associazione Angelus Novus, Francesco Manni, direttore dell’Ance L’Aquila, Salvatore Provenzano dell’Ufficio speciale della ricostruzione dell’Aquila (Usra), Antonio Perrotti del Comitatus aquilano, rappresentanti della Camera di commercio e di parte dei consigli territoriali di partecipazione (Ctp).
Non c’erano l’assessore comunale alla partecipazione Fabio Pelini, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha caldeggiato questa iniziativa, il titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione dei comuni del cratere Paolo Esposito, che pure sono attori fondamentali nella nascita di questo organismo i cui deliberati, come da accordo sottoscritto, dovranno essere presi in considerazione dal Consiglio comunale e che devono avere un peso anche nei processi di ricostruzione dell’Aquila e dei comuni del cratere, secondo un’idea ampia di città territorio.
“Assenze assolutamente giustificate, essendo tutti e tre impegnati nei vai ambiti di competenza nell’emergenza post-sisma, a Roma e a Rieti”.
Piuttosto Sbaffo si dice dispiaciuto dell’assenza “del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, e dei capigruppo delle forze politiche presenti in Consiglio comunale, che avevamo invitato, ma che non hanno giustificato la loro assenza. Lo ritengo grave, perché loro rappresentano i cittadini, e il ragionamento sulla comunicazione li coinvolge in prima persona”.
Ma in conclusione quali sono stati gli esiti concreti ed ufficiali dell’incontro, al di là delle anticipazioni ad Abruzzoweb da parte di Sbaffo?
Non è dato ancora a saperlo. L’Urban center non ha inviato alle redazioni giornalistiche nessun comunicato stampa. Ma solo la pur pregevole favola, e solo a questa testata.
“Bisognerà attendere”, spiega lo stesso Sbaffo, “che vengano sbobinate le riprese audio-video”, in modo tale da inviare un “report completo come si addice ad una corretta comunicazione”. Corretta, ci mancherebbe, ma forse poco tempestiva, se ci è concesso un piccolo appunto critico.
LA FIABA DEL COLIBRI’
Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà.
Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì.
Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!”.
Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume.





