L’AQUILA – “Il parere formulato dall’Avvocatura dello Stato è inutile: nessuno ha mai messo in dubbio la legittimità  del ruolo di di Orio nella veste di rettore fino a ottobre 2012. La nostra richiesta di elezioni è sempre scaturita in base regolamento, vigente, che ne prevede l’indizione entro il mese di marzo da parte del decano dell’ateneo”.

È durissimo il commento del professor Sergio Tiberti, uno dei portavoce dei professori ‘picconatori’ che da mesi contestano l’attività del rettore, Ferdinando di Orio,  e del direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio.

“Alla luce di quanto emerso salta agli occhi un dato: il Ministero non si è espresso sulla vicenda. Esiste una legge e va rispettata. Al contempo è quantomeno bizzarro che l’Avvocatura dello Stato abbia emesso un parere sulla scorta del giudizio formulato dal professor Fabrizio Politi, membro del Senato accademico e docente presso l’ateneo aquilano. Un parere ‘di parte’ che, però, è stato seguito dall’Autorità che avrebbe dovuto pronunciarsi in maniera autonoma”.

Le nuove elezioni, in ogni caso, non avrebbero comportato la decadenza del mandato di di Orio: “Esiste un illustre precedente: in occasione del suo primo mandato Ferdinando di Orio fu eletto mentre era ancora in carica l’allora rettore, Luigi Bignardi. Di Orio prima di entrare in carica attese la scadenza del mandato di Bignardi”.

” Allo stesso modo bisognerebbe operare questa volta. Il regolamento stabilisce che le consultazioni devono essere convocate entro marzo. Qualora di Orio le perdesse non verrebbe meno il suo ruolo di rettore, che la legge garantisce fino a ottobre 2012. Questo dato non è mai stato contestato da nessuno. Per questo il parere dell’Avvocatura, chiesto dal rettore e non già dal decano, come sarebbe stato più logico, è superfluo”. (g.a.)