CHIETI – Un funerale simbolico è stato inscenato ieri, dalle 11 di mattina, dagli studenti dell’Università D’Annunzio di Chieti, per celebrare “la morte della cultura”.
Punto centrale della protesta il ddl del Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, proposto alla Camera.
Un corteo silenzioso, “perché se lanciamo le uova rischiamo di essere accusati di squadrismo e di essere strumentalizzati” spiegano i ragazzi dell’associazione studentesca “360 gradi”.
Un rappresentante del senato accademico spiega: “con la riforma Gelmini il 40 per cento dei membri del consiglio di amministrazione dovrà essere esterno all’Ateneo. Quindi aprirà a i privati che mettono al primo posto il profitto, e per noi studenti e per i ricercatori si prospetta un peggioramento delle nostre condizioni”.
Nel ddl della Gelmini è anche previsto un comitato di valutazione del Ministero che darà i voti alle Università. “I parametri non si conoscono però – spiegano gli studenti in corteo – e c’è il rischio che la stessa laurea, in due Atenei diversi, abbia un valore diverso. Si rischia di creare una università di serie A e una di serie B”.
Il corteo prosegue fino al palazzo di medicina, con una bara con su scritto “Cultura” e una frase: “Muore l’Università pubblica e democratica”.
Alcune ragazze hanno il velo nero e improvvisano anche un finto pianto, tutti gli studenti hanno in mano i lumini votivi.
E quando il corteo giunge al palazzo del Rettorato, il lumini vengono disposti a formare la scritta “No ddl”.
Intanto il disegno di legge lo scorso mercoledì è stato bloccato perché manca la copertura finanziaria per poter assumere, fino al 2016, novemila ricercatori come professori associati.
Giunti al Rettorato parte un lungo applauso, unanime, e arriva l’annuncio che i docenti e i ricercatori manterranno alta l’attenzione sul disegno di legge Gelmini, tenendo nei prossimi giorni delle lezioni in merito.
Al termine del funerale della “cultura”, il feretro viene deposto con attorno i fiori e i cartelloni preparati dagli studenti. E forse in uno di questi c’è la chiave di tutto: “Un popolo di ignoranti fa gola ai governanti”.






