L’AQUILA – “Gli studenti che si laureano nel capoluogo abruzzese ottengono meno borse di studio rispetto ai colleghi che portano a compimento il percorso di studi in altri Atenei. Ma l’università dell’Aquila, scelta soltanto da un terzo degli aquilani, continua a negare i trasferimenti agli specializzandi Contra legem”.
A parlare ad AbruzzoWeb è Massimo Minerva, presidente di Als – Fattore 2a, associazione liberi specializzandi, che, dati alla mano, analizza a 360 gradi il fenomeno della “diaspora” degli studenti dall’Univaq, dopo la perdita dell’accreditamento da parte della Scuole di specializzazione.
Diversi i casi in cui gli studenti si sono dovuti rivolgere al Tribunale amministrativo regionale per far valere i propri diritti.
Nella maggior parte, se non per la totalità, dei casi, i giudici hanno sempre accolto le istanze degli specializzandi, obbligando l’Univaq a rilasciare il nulla osta. Non fa eccezione il nuovo anno accademico.
“Naturalmente i ragazzi hanno fatto ricorso e due di loro hanno già ottenuto la sospensiva da parte del giudice monocratico, gli altri sono ancora in attesa”, spiega Minerva.
I due specializzandi che sono riusciti ad ottenere il nulla osta, dovendo iscriversi entro il 31 ottobre in un’altra Scuola, attendono però la sentenza del Tar Abruzzo.
Oggi, da quanto appreso, è in programma una riunione dei giudici, che potrebbe essere fondamentale per la sentenza definitiva.
Consapevole dei tempi tecnici e burocratici necessari per risolvere, anche quest’anno, la vicenda, Minerva ha analizzato i dati emersi dai test di specializzazione, focalizzando l’attenzione sugli studenti aquilani.
I dati emergono mettendo in relazione i 17 mila studenti che hanno partecipato ai test, estrapolando quelli relativi ai soli medici iscritti all’ordine dei medici del capoluogo.
“Ci sono 20 persone iscritte all’Aquila, mentre in 45, ben due terzi, hanno scelto di andare in altre Scuole – sottolinea – È singolare, poi, la differenza di punteggio ottenuta: 99,3 per gli iscritti nel capoluogo e 92,51 per chi è andato via”.
Inoltre, osserva Minerva, “degli aquilani laureati in città, in tutto 108, 39 hanno ottenuto una borsa di studio, mentre 69 no; al contrario, i due terzi dei loro colleghi che hanno concluso fuori città il percorso di studi, 39 in totale, hanno ottenuto la borsa: parliamo di 26 studenti”.
Elemento fondamentale in questo discorso è il punteggio ottenuto: su un massimo di 140 punti, chi si è laureato all’Aquila ha ottenuto un voto medio di 78, gli aquilani che hanno scelto Università diverse, invece, 88 punti.
La media complessiva di tutti coloro che hanno eseguito il test, 17 mila studenti, è di 86,53, dunque, “chi è andato in altri Atenei ha ottenuto un punteggio sopra la media, chi è rimasto nel capoluogo abruzzese no”.
Dunque è per questo che moltissimi studenti chiedono il trasferimento per la Scuola di specializzazione?
“La qualità sicuramente dovrebbe migliorare perché come emerge dall’analisi gli stessi aquilani che vanno fuori hanno più punteggio e ottengono più borse. Io due domande me le farei anche in considerazione del fatto che la Scuola dell’Aquila non è accreditata”, prosegue Minerva.
Il fenomeno dei trasferimenti ora dovrà essere affrontato dal neo rettore dell’Università degli Studei dell’Aquila, Edoardo Alesse, che da poco ha preso il posto della rettrice Paola Inverardi.
La nuova guida dell’Univaq “ha detto che risolverà la questione mettendo in atto tutte le azioni possibili per migliorare la qualità dell’Ateneo, che tradotto potrebbe dire obbligarli a restare – conclude – Intanto proseguono le battaglie legali dei ragazzi, battaglie che hanno un costo”.



