L’AQUILA – Proseguono frenetiche le manovre del ‘toto-rettore’ dell’Università dell’Aquila, la grande corsa elettorale destinata a concludere entro il 30 maggio, quando verrà eletto il successore di Ferdinando Di Orio, che lascerà la poltrona più importante dopo 9 anni, 2 dei quali di doppia proroga ottenuta grazie alla riforma Gelmini.

Le elezioni sono state convocate dal decano di Ateneo Aniello Russo Spena, e non è detto, tra l’altro, che il suo non possa essere proprio uno dei nomi in lizza: tempo fa aveva fatto trapelare la volontà di candidarsi.

La scorsa settimana è stata quella delle prime uscite ufficiali e delle conferme. In particolare sono usciti allo scoperto Paola Inverardi, ex preside della facoltà di Scienze, oggi dipartimento, e Angelo Luongo, docente di Ingegneria ed ex prorettore poi caduto in disgrazia.

In questo periodo è imprevedibile la tattica di Di Orio, che non può ricandidarsi e non ha ancora individuato con chiarezza un delfino su cui puntare. Di qui la decisione del rettore di ‘montare’ su ogni candidatura, un po’ per bruciare tutti, un po’ per lasciarsi tutte le porte aperte.

Va interpretato in questo senso il comunicato di appoggio all’endorsement della Inverardi. “Ci vuole una fase di dialogo con le componenti accademiche”, il messaggio della prof, “allarghiamolo a tutta la città”, ha rilanciato Di Orio. Che, di fatto, ha sostenuto una candidatura che arrivava invece con chiara volontà di rottura rispetto alla linea di governance rappresentata dall’ex senatore!

Altra genesi ha la candidatura di Luongo, che fu anticipata mesi fa da AbruzzoWeb. Da prorettore, infatti, Luongo era considerato un fedelissimo dell’uscente ma in una riunione di area medica svelò le sue carte provocando le furie di Di Orio, che lo ha defenestrato senza troppi complimenti nominando al suo posto il giovane Francesco Vegliò.

Ora Luongo procede nella sua corsa elettorale, che complica il panorama già clamorosamente disgregato in seno alla ex facoltà di Ingegneria, una delle più potenti ‘politicamente’ dell’Ateneo aquilano.

Dalle parti della ex Optimes, infatti, tra i dioriani va considerato Francesco Parasiliti, che riscuote consensi e dinieghi, e da quanto si è appreso è ‘in avanscoperta’ su input del rettore, una sorta di mandato esplorativo per verificare i consensi ma anche, effetto collaterale affatto sgradito in questa fase interlocutoria, per ‘spaccare’ la facoltà ed evitare che si coaguli attorno a un unico nome facendo valere il proprio peso numerico.

La fuga in avanti di Parasiliti servirebbe anche a ‘proteggere’ i candidati annunciati, i più fedeli tra i dioriani, che poi sono i nomi che da un paio d’anni già girano: si tratta di due ex presidi, quello di Economia, Fabrizio Politi, e quella di Medicina, Maria Grazia Cifone.

Alle trame studiate da Di Orio, che giocherà su più tavoli fino alla fine cercando di scegliere all’ultimo momento il candidato con maggiori probabilità di successo, fanno da contraltare le mosse dell’opposizione.

L’uomo forte degli oppositori, il prof di Medicina Sergio Tiberti, ha già ribadito più volte di non volersi candidare e continua su quella via. Altri nomi faticano a emergere, ecco perché non sembra peregrino un appoggio alla candidatura della Inverardi che, partita a fari spenti, potrebbe ora acquistare ‘grandi elettori’ di un certo rilievo.

Resta in caldo un altro nome noto, quello di Edoardo Alesse, direttore del dipartimento di Scienze (Discab), che nel 2007 ha conteso perdendo la carica proprio a Di Orio. In quel caso la sua candidatura fu improvvisata in fretta e furia per evitare che l’uscente fosse confermato con un plebiscito, stavolta l’opposizione ha pestato duro per più di 2 anni e il doversi misurare con un esordiente potrebbe favorirlo.

Scenari ancora fluidi mentre intanto tra i corridoi dei dipartimenti si registra una caccia aperta al voto, senza esclusione di colpi.

Da un lato, infatti, si definiscono liste, strategie e nomi con dinamiche del tutto simili a quelle dei grandi voti politici. Dall’altro, c’è una ricerca affannosa e spasmodica del singolo voto tra i professori, si è arrivati al limite del porta a porta, perché queste elezioni non vuole perderle proprio nessuno.