L’AQUILA – “Risorse distribuite dalla Fondazione Vitality, presieduta da un mio competitor, a vari dipartimenti per progetti di ricerca e senza che siano noti i criteri”. E ancora: “azzeramento delle funzioni di responsabilità dell’ateneo, che ora restano vacanti”. Infine, “inghippi burocratici che impediranno di andare alle urne i neo rappresentanti degli studenti, perché ancora non arrivano i decreti di nomina, con conseguente rischio di ricorsi.”

Torna alla carica, alla vigilia delle elezioni per il rettore dell’Università dell’Aquila, in programma dal 12 giugno al 23 giugno, il professor Marco Valenti, uno dei quattro candidati alla successione di Edoardo Alesse, che lancia altri tre siluri, calibrando il mirino contro ben tre vicende da lui definite “interferenze nella campagna elettorale”, “iniziative a dir inopportune”, “dalle tempistiche sbagliate, per usare un eufemismo”. Accuse circostanziate che sono destinate a rendere ancora più rovente il clima nel rush finale di una campagna elettorale che non sta infiammando all’esterno dell’Ateneo ma che all’interno sta interessando molto docenti e non.

La nuova uscita decisa di Valenti arriva dopo che nei giorni sorsi ha già puntato il dito contro il bando appena emanato dal Gran Sasso science institute (Gssi) che offre 300mila euro di borse di studio e alloggio gratuito agli studenti dell’Università degli studi dell’Aquila, 24mila euro a testa, scegliendo lei i beneficiari, che devono anche frequentare anche i suoi corsi.

Misura che riguarda gli studenti del dipartimento di Ingegneria, Scienze dell’Informazione e matematica (Disim), diretto da Fabio Graziosi, il grande favorito tra i quattro candidati alle elezioni per il rettorato (oltre ai due citati, in corsa anche Luca Lozzi e Roberto Carapellucci), sostenuto del resto dal rettore uscente Alesse, nel segno della continuità, e delfino della potente Paola Inverardi, che è l’attuale rettrice della Gran Sasso Science Institute (Gssi), già ex rettore di Univaq, recentemente nominata componente del nuovo Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn).

“Una invasione di campo, una decisione unilaterale e non concordata con noi, destinata a sottrarre futuri dottorati all’ateneo”, aveva tuonato per Valenti, professore ordinario di Metodi epidemiologici, del dipartimento Scienze cliniche applicate e biotecnologiche.

Ed anche il primo dei nuovi casi sollevati riguarda il suo competitor Graziosi, presidente della Fondazione Vitality, organismo creato dell’Hub Abruzzo, Marche, Umbria (Hamu) di cui da fine novembre scorso è presidente proprio il rettore uscente Alesse, a capo di un consorzio a cui partecipano tutte le Università delle tre regioni, le associazioni confindustriali e alcune delle più prestigiose Fondazioni finanziarie e culturali.

Spiega dunque a questa testata Valenti, che è anche direttore del Centro regionale autismo, componente del Comitato Etico Regionale per gli studi clinici, consigliere dell’Ordine dei Medici dell’Aquila: “Come è suo diritto e facoltà, questa fondazione ha negli ultimi tempi erogato a un numero non precisato di nostri dipartimenti, risorse per qualche migliaio di euro, e fino ad alcune decine di migliaia di euro, per finanziare i vari progetti di ricerca. Tutto bene, le fondazioni servono a questo. Non sono bandi, va precisato, ma posso dire che un minimo di pubblicità sarebbe stata opportuna, Nel mio dipartimento una buona parte dei professori infatti non ne sapeva e ne sa nulla, me compreso”.

Valenti, entrando ancor più nel merito, sottolinea che “non conosco i criteri con cui è stata fatta questa ripartizione, non so come siano stati selezionati i progetti dei dipartimenti beneficiati. Non ci sono evidenze sulla quantità di lavoro reale e tipologia di lavoro scientifico fatto a monte. Sicuramente saranno state scelte meditate e giuste, ma non ho però la documentazione in merito per confermarlo, sulla pagina di amministrazione trasparente di Vitality non ho trovato nulla, e non conosco i meccanismi della fondazione Vitality e le sue modalità operative. So solo che il presidente della Fondazione è un candidato alla carica di rettore, da qui il mio giudizio di forte inopportunità”.

Veniamo dunque al secondo caso evidenziato da Valenti, che riguarda questa volta l’amministrazione dell’ateneo.

Il direttore generale, Pietro Di Benedetto, rivela Valenti, “ha recentemente azzerato tutte le posizioni di responsabilità degli uffici, ovvero quelle dei funzionari, di categoria D, sia centrali che periferici, decisione che interessa anche il personale tecnico amministrativo, per decine di casi”.

Si tratterebbe di una scelta di ordinaria amministrazione, ma protesta Valenti, ancora una volta, ” inopportuna alla vigilia del voto, un’operazione dalla tempistica quantomeno sbagliata”.

Argomenta infatti Valenti: “si apre con questa decisione una fase di incertezza, rispetto alla copertura futura di queste posizioni, si crea sulle persone potenzialmente interessate una forma di pressione. Se era necessario farlo, si poteva rimandare ad elezioni terminate. Tutte le responsabilità degli uffici sono ad oggi state azzerate, siamo in un regime di prorogatio, in attesa delle nuove determinazioni che una commissione farà sulla base delle domande pervenute. Probabilmente saranno rinominati in gran parte gli stessi funzionari, ma il problema è proprio l’incertezza che viene creata in un momento cruciale di una campagna elettorale”.

Infine, un agguerritissimo Valenti ha preso carta e penna e ha scritto al presidente della Commissione elettorale Pietro Lambertucci, professore di diritto, per segnalare la terza e ulteriore “anomalia”, che sarebbe rappresentata dal fatto che i decreti di nomina dei rappresentanti degli studenti eletti a metà maggio, e che hanno diritto di voto, arriveranno solo il 13 giugno, ad elezioni per il rettore già iniziate, e di fatto non potranno votare. Potranno votare solo quelli tra i 158 in totale che sono stati eletti due anni fa e che sono stati già prorogati.

Nella missiva di Valenti a Lambertucci si chiede di sapere “se corrisponde al vero che la lista elettorale dei rappresentanti degli studenti si compone in parte di studenti risultati eletti in occasione delle recenti elezioni del 15 e 16 maggio e in parte di studenti eletti nelle precedenti consultazioni di oltre due anni fa. Tale composizione, probabilmente determinata da ritardi degli uffici competenti, a valle delle operazioni di voto oltre che incomprensibile e priva di buon senso appare con ogni evidenza fortemente discutibile, lasciando spazio al possibile ricorso dei rappresentanti neo eletti esclusi dal voto di chiunque abbia un interesse diretto”.

Chiosa dunque Valenti a questa testata, “che le abbiamo fatte a fare le elezioni studentesche, che servono a rinnovare non solo la rappresentanza ma anche a stabilire chi ha diritto di voto per il rettore? Come sono stati possibili questi ritardi tecnici e burocratici? Voglio a questo proposito ricordare che il decano professor Mauro Feliziani, ha posticipato il voto per il rettore, proprio per favorire il rinnovo della componente studentesche. Invano, si può affermare ora. Con buona pace di un ateneo che dice di voler mettere al centro gli studenti”. (red)