L’AQUILA – È l’ora della resa dei conti in seno all’Università dell’Aquila dopo l’uscita pubblica dell’attuale pro-rettore, il prof Angelo Luongo, che si è schierato come possibile successore dell’uscente Ferdinando Di Orio ma in contrapposizione alla sua linea, nonostante sia stato per anni un suo fedelissimo.
È la prima candidatura che ha aperto la corsa elettorale, in un clima di veleni e polemiche, con il voto che sarà convocato a marzo dal decano Aniello Russo Spena.
Da quanto appreso da fonti interne al rettorato, Di Orio ha definitivamente deciso di silurare Luongo, nominando al suo posto un altro delfino.
Si tratta di Francesco Vegliò, giovane ingegnere chimico, settore in cui il rettore da sempre ha grande influenza.
Sempre secondo le fonti, tuttavia, il designato ha preso tempo e sta pensando bene se accettare o meno la nomina, perché teme di bruciarsi affiancandosi al rettore uscente.
Le prospettive dei “dioriani” in vista delle prossime elezioni, infatti, sono tutte da valutare, così come il nome del candidato.
Intanto, negli ambienti universitari, ha destato irritazione l’allarme lanciato in una nota dal rettore sulla riduzione dei servizi ospedalieri e sulla possibile chiusura di corsi universitari di medicina.
“Il cosiddetto decreto Balduzzi prevede un riordino dei posti letto del Servizio sanitario nazionale, ma soprattutto obbliga le Regioni e quindi le Asl a una drastica riduzione dei primariati”, fanno notare negli incontri interni gli oppositori del rettore richiamando quanto previsto dalla legge, per poi sottolineare che “non è un mistero che sui primariati si è sempre giocata la partita più sanguinosa all’interno del sistema sanitario, e che la politica ha sempre usato questo strumento per aumentare le proprie clientele. Il guaio è che negli ospedali in convenzione con l’università, spesso ci sono stati raddoppi e a volte triplicazioni di primariati per fare spazio a illustri luminari, che poi magari si rivelavano dei semplici lumicini”.
In questi commenti si sgombra il campo da preconcetti contro i primariati, ma si denuncia il sistema Di Orio: “Adesso siamo arrivati al momento della verità, bisogna tagliare qualche inutile prebenda, e naturalmente il Rettore la spara grossa perché sa bene di perdere succose amicizie clientelari di amici e amici degli amici a cui il primariato non è stato negato – si sente dire sempre negli ambienti universitari critici con il vertice – La faccenda dei corsi di studio non ha senso, perché per formare i medici in corsia non serve per niente il professorone primario, ma basta che sia semplicemente convenzionato pur senza essere primario”. (red)



