L’AQUILA – Processo a Ferdinando Di Orio per concussione.

A chiederlo è la procura della Repubblica di Roma che accusa il rettore dell’Università dell’Aquila.

L’ipotesi di reato sostenuta dal pubblico ministero Giuseppe Deodato è che abbia chiesto soldi per decine di migliaia di euro al professore della facoltà di Medicina dell’Ateneo aquilano Sergio Tiberti, per anni suo amico in seguito divenuto suo grande accusatore.

È il secondo guaio giudiziario in poche settimane per Di Orio, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura aquilana per presunto abuso d’ufficio sui super-affitti dei capannoni per ricollocare le facoltà aquilane rimaste senza sede dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

L’inchiesta romana sulla concussione, invece, si è sviluppata in oltre tre anni in modo controverso e con numerosi cambiamenti dei protagonisti inquirenti e giudicanti. A dare l’avvio a tutto, un esposto di Tiberti alla procura aquilana con l’acquisizione di assegni e la verifica di movimenti di denaro. Successivamente, però, l’indagine è stata trasferita nella Capitale per competenza territoriale dal pm del capoluogo Fabio Picuti.

Nel negare di aver incassato soldi da Tiberti, Di Orio ad alcuni organi di informazione ha parlato di “vendetta” del suo ex amico, giustificazioni confutate dalla perizia, che ha rivelato il passaggio di danaro, e dalle indagini delle due procure. Tiberti, dal canto suo, ha sempre smentito di Orio parlando chiaramente di “richieste pressanti e vessatorie”.

“Oltre 200 mila euro in 10 anni versati a titolo personale”, questa la quantificazione fatta da Tiberti nella sua articolata denuncia del 13 settembre 2009.

Secondo la quale, subito dopo la sua nomina a responsabile scientifico di uno studio in convenzione tra Enel e Università, erano cominciate continue richieste di quattrini da parte del rettore, continuate fino al 2006, quando il prof  ha detto basta e i rapporti tra i due si sono del tutto guastati.

Tanto è vero che Tiberti è diventato un contestatore implacabile del rettore e della governance dell’Ateneo, sostenendo un’opposizione quanto mai battagliera che ha promosso azioni mediatiche e legali per contrastare una gestione universitaria che viene bocciata su tutta la linea.

“Richiamandomi al lustro che avrei ottenuto con la pubblicazione del lavoro, alla conseguente crescita professionale, alle ripercussioni che personalmente (il rettore, ndr) avrebbe dovuto fronteggiare a causa dei ‘soliti fanatici ambientalisti’ e soprattutto a necessità economiche derivanti dalla ristrutturazione di una casa recentemente acquistata all’Argentario – si legge in un passaggio della denuncia riportato dal quotidiano Il Giornale – mi ha chiesto di versargli, a titolo personale, un contributo di 50 mila euro”.

Una svolta all’inchiesta c’è stata nell’ottobre 2010, quando il pm della procura romana Pietro Giordano ha chiesto l’archiviazione per Di Orio al giudice per le indagini preliminari dell’epoca, Maria Teresa Covatta.

A quel punto l’avvocato di Tiberti, Giorgio Tamburrini, ha fatto opposizione ma, poco prima che un altro giudice subentrato nel frattempo, Flavia Costantini, fissasse l’udienza di merito, Giordano è tornato sui suoi passi, revocando la richiesta di archiviazione: una mossa a sorpresa, consentita ma inusuale per un pm.

Quando il sostituto procuratore è stato trasferito, il fascicolo è passato di mano a Deodato che, però, ha preso una direzione differente, chiedendo il rinvio a giudizio al gip Maddalena Cipriani.

Anche quest’ultima, da quanto si apprende, sta per cambiare sede, per cui non è escluso che il verdetto arrivi tra qualche mese, ad aprile o a maggio 2013.

In questa vicenda il rettore è assistito da Maria Alicia Mejia Fritsch, noto avvocato romano dello studio del principe del foro Guido Calvi, pescarese trapiantato a Roma.

La legale ha curato processi come quello per aggiotaggio al presidente della Lazio Claudio Lotito e a Roberto Mezzaroma, difendendo quest’ultimo, o come il procedimento della Corte dei conti contro 18 protagonisti dello scandalo Calciopoli, in cui ha difeso l’ex guardalinee di serie A Claudio Puglisi.

Se fosse accordato il processo, per Di Orio sarebbe un altro duro colpo dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm dell’Aquila David Mancini al gip Marco Billi, assieme all’ex direttore amministrativo dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, e all’imprenditore Marcello Gallucci, con l’accusa di abuso d’ufficio, per l’inchiesta relativa ai presunti affitti gonfiati dei capannoni per ricollocare le facoltà dopo il terremoto.

L’udienza preliminare per questo filone è stata fissata per il 13 marzo 2013 e anche qui ci sono state aspre schermaglie tra i due protagonisti di questa vicenda: dopo la richiesta del pm, infatti, prima ancora che il gip fissasse l’udienza, Tiberti ha chiesto di commissariare l’Ateneo per la posizione di conflitto del rettore, che dovrà nominare il legale di una parte processuale a lui avversa, proprio l’Università, riconosciuta come parte lesa dal pm Mancini.

Di Orio ha risposto per le rime lanciando bordate contro Tiberti, “un ex che non rappresenta nessuno”, e affermando che il paradosso “sarà valutato al momento opportuno”.

Il 2013 sarà un anno cruciale per Di Orio: oltre a dover affrontare le due udienze preliminari con il rischio di processo, lascerà infatti la carica di rettore dopo dieci anni e due mandati, l’ultimo dei quali prorogato due volte per via di un’interpretazione fatta dal ministero dell’Istruzione su un codicillo della riforma Gelmini.

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