L’AQUILA – C’è l’acquisto “all’irrisorio prezzo di 15.000 euro”, come scrive il pm, di un terreno di 4.400 metri quadrati nel Comune di Antrodoco (Rieti), che era un campo di calcio ma si è trasformato in area residenziale dove installare casette e altri manufatti temporanei a go go, alla base della nuova richiesta di processo per l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.

È infatti indagato con l’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, entrambi con l’accusa di abuso d’ufficio per essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative, come elencato nella sua richiesta dal sostituto procuratore Lorenzo Francia.

L’inchiesta è arrivata alla definizione dopo un’indagine lunga 4 anni che ha fatto anche paventare l’ipotesi di un rischio di prescrizione: venerdì 19 dicembre è prevista la prima udienza preliminare che stabilirà se i due saranno effettivamente processati o meno.

Per l’ex amministratore Faina, il vantaggio della condotta ritenuta illecita dai pm è stato “l’ottenimento di sovvenzioni e contributi provinciali per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’immobile conseguente alla dislocazione della sede della Fondazione dell’Università, della casa editrice dell’Ateneo, di corsi e master presso Villa Mentuccia”.

C’è anche un terzo filone che approfondisce i rapporti tra l’allora facoltà (oggi dipartimento) di Medicina e la società Antrodoco Terme Srl per la gestione, mai avviata, di una residenza sanitaria assistita.

Sul tema è intervenuto con un’email ad AbruzzoWeb anche l’avvocato di Di Orio, Giovanni Marcangeli.

A suo dire, “dagli atti acquisiti nella fase delle indagini emerge chiaramente che non può ravvisarsi, a parere dello scrivente, il concorso nel reato di abuso d’ufficio tra il rettore e il sindaco” mentre sempre secondo il legale “l’indagine è scaturita da un ennesimo personale attacco del prof. Tiberti all’ex rettore”, il grande oppositore di Di Orio.

Quest’ultimo ha replicato all’osservazione del legale spiegando di essersi “limitato a rappresentare fatti che l’autorità giudiziaria, dopo averli analizzati e approfonditi tramite accurate indagini, giudica delittuosi e meritevoli di reclusione carceraria”.

Di Orio rischia il terzo processo dopo quelli in corso all’Aquila, sempre per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul maxi affitto del capannone ex Optimes per ricollocare la facoltà di Ingegneria, e a Roma, per concussione nei confronti ancora una volta di Tiberti.

LE ACCUSE

IL CAMPO DA CALCIO

Il terreno oggetto dell’inchiesta, in località Rocca di Corno, è stato inserito in un piano di alienazione e valorizzazione degli immobili comunali in una delibera di Giunta del 5 maggio 2009, e la vendita è passata in Consiglio, convocato con urgenza, il 21 dello stesso mese.

Il 29 è arrivata l’istanza protocollata del rettore aquilano per l’acquisto del terreno a 15 mila euro, ovvero, 3,40 euro al metro quadrato, “al fine di installarvi un prefabbricato abitativo, motivando la richiesta dalla perdita della casa a seguito del sisma”.

Il 4 giugno sempre in Consiglio viene approvata definitivamente la cessione, motivando l’intento di concedere il terreno a favore del rettore “dal sicuro vantaggio che la sua venuta porterà al territorio” e la partita si chiude il 12 dal notaio Battaglia dell’Aquila.

Infine, il 27 giugno il sindaco Faina autorizza a Di Orio la posa in opera di un prefabbricato e il 7 luglio compare un cartello di inizio lavori.

L’ATENEO A VILLA MENTUCCIA

Contemporanea e intrecciata alla vicenda del campo da calcio c’è la vicenda del trasferimento dell’Ateneo nel Reatino.

Il 21 maggio, infatti, la Giunta antrodocana ha approvato un accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi, accordo poi sottoscritto il 5 giugno successivo.

LA FACOLTA’ DI MEDICINA

Infine, una terza frangia dell’inchiesta riguarda la convenzione tra Ateneo e la società che gestiva una struttura termale Antrodoco Terme Srl “per le esigenze della facoltà di Medicina in ambito didattico, scientifico e assistenziale con la falsa prospettazione della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale”.

LE REAZIONI

TIBERTI: ”NON INDAGATO PER MIE DENUNCE, PER I PM MERITA IL CARCERE”

“Voglio precisare che le richieste di rinvio a giudizio formulate nei confronti di Di Orio e i decreti di rinvio a giudizio già emessi non derivano certo dalle mie denunce, ma solo dalle indagini svolte dalla magistratura che hanno fatto emergere comportamenti apparsi evidentemente illeciti”.

Così in una nota il docente dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti commenta la richiesta di processo arrivata dalla procura della Repubblica di Rieti nei confronti dell’ex rettore, Ferdinando Di Orio, e dell’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, paese con il quale l’Ateneo ha stretto rapporti dopo il sisma del 6 aprile 2009.

“I plurimi problemi processuali che gravano sul Di Orio non nascono dalle mie denunce, bensì dai suoi a dir poco disinvolti comportamenti”, sbotta Tiberti.

“Io mi sono limitato a rappresentare fatti che l’autorità giudiziaria, dopo averli analizzati e approfonditi tramite accurate indagini, giudica delittuosi e meritevoli di reclusione carceraria”, conclude.

AVVOCATO DI ORIO: “E’ INNOCENTE, PROVVEDIMENTI DELIBERATI DALLE AMMINISTRAZIONI”

Nella mia qualità di difensore di fiducia del prof. Ferdinando Di Orio, debbo precisare quanto segue, con richiesta di pubblicazione, in merito ad articoli apparsi su Il Messaggero e su Abruzzo web, a proposito di una vicenda giudiziaria aperta presso il Tribunale di Rieti.

Il procedimento penale, ancora nella fase iniziale, riguardante l’imputazione di concorso nel reato di abuso d’ufficio con il sindaco di Antrodoco nei confronti del prof. Ferdinando Di Orio, si riferisce a tre diverse situazioni: la convenzione quadro tra Università dell’Aquila e la Antrodoco terme S.R.L.; l’accordo di programma per il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione dell’Università degli Studi dell’Aquila e della casa Editrice di Ateneo; l’acquisto del terreno sito in località Rocca di Corno da parte del prof. Ferdinando di Orio.

Nel merito delle responsabilità contestate al prof. Ferdinando di Orio, dagli atti acquisiti nella fase delle indagini emerge chiaramente che non può ravvisarsi, a parere dello scrivente, il concorso nel reato di abuso d’ufficio tra il Rettore e il Sindaco, dal momento che tutti i provvedimenti sono stati scrupolosamente delibati dalle rispettive Amministrazioni e formalizzati in atti collegiali che hanno preceduto le firme dei due rappresentanti apicali.

Non è altresì ipotizzabile il concorso con riferimento alla autorizzazione per la installazione di un prefabbricato di legno, poi non avvenuta, dal momento che gli atti del Sindaco sono stati assunti a seguito di un iter trasparente e sottoposto ai vari organi del Comune.

Inoltre il prof. di Orio ha corrisposto per il terreno il prezzo, superiore a quello di mercato (e non un prezzo stracciato) che gli è stato richiesto, per costruire nell’immediato post-sisma un’abitazione, che poi egli rinunciò a costruire per ragioni familiari.

È intervenuta anche l’autorizzazione della Regione Lazio alla installazione del prefabbricato in legno (poi non più avvenuta) che rese legittimo a nostro parere, tutto l’iter procedimentale seguito e quindi gli atti assunti dal Consiglio Comunale di Antrodoco, dalla Giunta e dal Sindaco.

Non è ravvisabile, infine, in alcuna delle tre vicende sottoposte al vaglio dei Giudici reatini il dolo diretto-intenzionale né è possibile ritenere il danno ingiusto arrecato all’Università, dal momento che l’Università non ha corrisposto alcuna spesa né erogato alcun finanziamento a favore di alcuno.

In realtà si è trattato di tre situazioni risolte tutte in un nulla di fatto dopo la fase emergenziale del sisma dell’aprile 2009.

Siamo certi che anche in questo caso la vicenda processuale potrà risolversi con il riconoscimento di una condotta trasparente del prof. Di Orio, il cui unico intento è stato sempre quello di valorizzare e potenziare l’Università dell’Aquila, adoperandosi in particolare nella fase post-sisma per scongiurare la perdita di iscritti e di offerta didattica.

Debbo precisare infine che la richiesta di rinvio a giudizio non è del Procuratore Capo di Rieti ma del sostituto dott. Lorenzo Francia e che, dagli atti in mio possesso, non risulta imputata la prof.ssa Maria Grazia Cifone. Quello che invece è certo è che l’indagine è scaturita da un ennesimo personale attacco del prof. Tiberti all’ex Rettore.