L’AQUILA – L’Università dell’Aquila va verso la sospensione dell’ex rettore Ferdinando Di Orio, dal ruolo di ordinario di Storia della medicina, in seguito alla condanna del tribunale di Roma a tre anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.
L’indiscrezione trapela da fonti universitarie: la decisione sarebbe legata al parere dell’Avvocatura dello Stato, cui si è rivolto dopo la sentenza del 25 gennaio scorso il direttore generale, Pietro Di Benedetto, considerato vicino a Di Orio che lo ha voluto all’Aquila.
Sui contenuti del parere, tuttavia, regna il più stretto riserbo: anzi, sia la rettrice, Paola Inverardi, il cui rapporto con Di Orio è considerato strano, sia il direttore generale Di Benedetto, quest’ultimo con toni duri, pur ammettendo di essere in possesso del delicato responso, non hanno fornito indicazioni trincerandosi dietro la necessità di informare prima l’interessato e gli organi statutari.
“Prenderemo provvedimenti alla luce del parere. Sappiano già cosa dover fare”, si limita a dire la rettrice. Bocche cucite anche da Di Benedetto, che ha proteso per la richiesta del parere e che risponde a brutto muso a chi gli chiede il responso.
Il provvedimento di sospensione è stato chiesto con forza alla Inverardi da un folto gruppo di professori, alcuni storici oppositori dell’ex uomo forte dell’Università aquilana, immediatamente dopo la condanna che ha destato imbarazzo e sconcerto in seno all’Ateneo.
Il parere dell’Avvocatura, secondo alcuni prof, tuttavia, non si sarebbe neanche dovuto chiedere perché il provvedimento di sospensione è previsto come soluzione automatica dalla legge Severino e deve essere adottato direttamente dal rettore senza passare neanche negli organismi accademici. “Un parere superfluo, non trattandosi di un contenzioso ma dell’applicazione della norma nei confronti dei condannati già dopo il primo grado di giudizio”, è il ragionamento.
Sull’Ateneo, investito dalle conseguenze della sentenza, incombe la minaccia di risarcimento danni da parte del professor Tiberti.
Sui decisori aleggia anche lo spettro della omissione in atti d’ufficio, che molti professori che contestano da anni l’ex rettore e che sono stati grandi elettori del suo successore Inverardi, intendono contestare alla luce della legge Severino, ritenuta già sufficientemente chiara.
Sull’Università incombe poi la richiesta di risarcimento danni del professor sergio Tiberti, che cita l’Ateneo per le conseguenze e i danni di immagine che gli sono stati procurati dalla vicenda giudiziaria conclusasi con la condanna dell’ex rettore.
Il tentennamento mostrato fino ad ora dall’Università nei confronti dell’ex rettore fa il paio con la mancata costituzione di parte civile al processo sui maxi affitti, che vede alla sbarra, insieme a Di Orio, l’ex direttore generale Filippo Del Vecchio e l’imprenditore Marcello Gallucci. (red.)





