CHIETI – Le organizzazioni sindacali tornano a chiedere un incontro urgente al rettore dell’università ‘D’Annunzio’ di Chieti, Carmine Di Ilio, sul taglio dell’Ima, l’indennità mensile che pesa per 300 euro sul salario dei circa 340 dipendenti tecnico-amministrativi dell’Ateneo. 

Una lettera è stata inviata mercoledì scorso sia a Di Ilio che al direttore generale, Filippo Del Vecchio. 

Il contenuto di questa missiva è stato reso pubblico, mentre in via assolutamente privata, una seconda lettera, firmata solo dalla segreteria nazionale della Cgil, è stata inviata al rettore Di Ilio.  

Da indiscrezioni ufficiose, infatti, si è venuto a sapere che la Cgil nazionale ha deciso di avviare una corrispondenza privata con il rettore, riproponendo le stesse richieste fatte pubblicamente e pare aggiungendo in maniera più netta e incisiva alcune considerazioni.
Per quanto riguarda la lettera pubblica, si ribadisce che la soppressione dell’Ima sancita da questo mese dal direttore Del Vecchio e il rischio di vedersi riprendere anche i 14 milioni di Ima percepita negli anni passati stanno causando uno “scenario drammatico all’interno dell’Ateneo”. 

Per questo motivo i rappresentanti dei lavoratori definiscono prioritario un incontro con Di Ilio. 

Obiettivo del tavolo di confronto deve essere, dicono i sindacati, “contrattare e raggiungere un accordo sulla consistenza dei Fondi integrativi di quegli anni sui quali il ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe espresso obiezioni” e “contrattare e raggiungere un accordo sulla consistenza del Fondo dell’anno corrente e del prossimo 2015”.

Il sindacato, insomma,  non accetta l’ipotesi che la costituzione  dei Fondi sia un atto unilaterale dell’amministrazione universitaria né di essere chiamato ad un controllo successivo o ad una presa d’atto.

“Vi sono dei punti della vicenda sui quali – dicono i sindacati – le nostre posizioni sono chiare: l’irregolarità amministrativa e contrattuale della disposizione con la quale è stata sospesa l’Ima; la dimensione enorme ed inusuale del danno che è stato causato ai lavoratori; l’inesistenza e l’inaccettabilità di ogni eventuale ipotesi di restituzione di somme; l’addebito di ogni responsabilità ai soggetti decisori e agli organismi deputati al rispetto delle regole”.

Nella lettera, inoltre, si chiede ai vertici di Ateneo di poter visionare una serie di documenti che avrebbero motivato l’intera condotta sull’Ima e che non sono stati ancora messi a disposizione dei rappresentanti sindacali. (ar.ia.)