L’AQUILA – “Il 2010 non è stato l’anno di svolta che speravamo, perché la nostra regione è stata costretta sulla difensiva dal peso negativo di un passato che non passa, dalle scelte del Governo, che tuttora mantiene il blocco delle risorse nazionali per lo sviluppo dell’Abruzzo (incluso il master plan del decreto terremoto), chiede solo ulteriori tagli alla spesa e prepara un federalismo preoccupante; dal concentrarsi del presidente della giunta regionale sui propri compiti di commissario a scapito del ruolo politico”.

Ad affermarlo, in una nota, è la Uil che traccia un bilancio dell’anno che sta ormai per concludersi.

“L’azione unitaria delle parti sociali, sindacati e imprenditori  – continua il sindaacto –  si è intensificata da ottobre in avanti, con l’obiettivo di favorire l’apertura di una stagione di investimenti e  riforme che affianchi il risanamento e punti alla ripresa della crescita. Il punto di partenza è l’incontro con il governo, da fare il prima possibile”.

“Pur rispettando la normale dialettica maggioranza opposizione – dichiara Roberto Campo, segretario della Uil Abruzzo – è nostra convinzione che l’Abruzzo abbia necessità di una fase di forte unità regionale: per questa ragione abbiamo scelto il consiglio regionale  per la nostra manifestazione sul lavoro del primo dicembre”.

“Il discorso di fine anno del presidente Chiodi – prosegue – non sembra recepire questa esigenza, ci auguriamo che lo faccia in pratica, dando seguito al consiglio straordinario sulla crisi del 15 dicembre e con il patto per lo sviluppo, che non deve avere una dimensione solo assessorile”.

“Nel 2011- dice – dobbiamo evitare di occuparci solo di crisi e risanamento, ma dobbiamo avere la capacità di mettere all’ordine del giorno anche i temi del rilancio economico sociale ed occupazionale, dell’investimento in istruzione e formazione, della ritrovata volontà di uscire dal sottosviluppo infrastrutturale di ritorno, delle riforme vere della sanità, delle politiche sociali e del trasporto pubblico locale”.

“Il post terremoto – ribadisce – non deve più essere avulso dall’insieme delle politiche regionali, ma ad esse strettamente interconnesso, riprendendo lo slancio iniziale, con un programma chiaro e condiviso di azioni ed opere da realizzare.

“Il federalismo non deve essere atteso passivamente, come una calamità naturale, ma affrontato esplicitando e condividendo strategie ed innovazioni adeguate”conclude.