L’AQUILA – La Regione Abruzzo si gioca le ultime carte per bloccare le piattaforme petrolifere della “Spectrum Geo Ltd”, affidando l’incarico difensivo all’Avvocatura regionale, per l’appello al Consiglio di Stato contro il permesso di ricerca concesso da un decreto del ministero dell’Ambiente a giugno.

E mettere così una pezza, come riferisce il quotidiano on line Primadanoi.it, all’imbarazzante débacle al Tribunale amministrativo del Lazio, dove il ricorso della Regione Abruzzo è andato a vuoto per un difetto di notifica.

Il ricorso non è stato infatti notificato nel termine stabilito (60 giorni) alla società Spectrum perché errato l’indirizzo a cui era stato inizialmente inviato, in quanto la società aveva intanto cambiato sede.

Il Tar Lazio ha dunque rigettato il ricorso, senza neanche entrare nel merito.

Per questa ragione diventerà decisiva la partita al Consiglio di Stato, contro un progetto di estrazione petrolifera che riguardano vaste aree dell’Adriatico da Rimini al Salento per un totale di circa tre milioni di ettari, coinvolgendo l’Abruzzo soprattutto davanti la costa teramana.

L’intervento prevede l’uso intensivo dell’air gun, una tecnica che secondo molti studi scientifici avrebbe effetti devastanti sull’ecosistema marino.

La decisione dell’esecutivo regionale di presentare ricorso dà seguito alla deliberazione del Consiglio regionale, assunta lo scorso giugno, con la quale si impegnava il presidente della Regione Luciano D’Alfonso a proporre le opportune azioni giudiziarie contro il decreto del ministero dell’Ambiente.

Il Comitato Via della Regione Abruzzo aveva espresso, nell’aprile del 2013, parere negativo al progetto della società romana.