L’AQUILA – Il cosiddetto “gigolò” di Napoli, Sergio D’Alessio, protagonista di una vicenda hot ad Ateleta (L’Aquila), è stato assolto dal Tribunale di Sulmona, nell’udienza del 10 maggio 2016, che ribalta i ruoli nella vicenda c he l’ha visto protagonista, perché un capo d’imputazione non è più previsto dalla legge come reato e gli altri fatti non sussistono.

Recita così la sentenza, citando l’articolo 530 del Codice di procedura penale e disponendo, tra l’altro, il dissequestro di quanto deciso in precedenza, con conseguente restituzione a D’Alessio.

Il Tribunale in composizione collegiale, presieduto dal magistrato Giorgio Di Benedetto e, a latere, i giudici Valeria Gioli e Daniele Sodani, ha accolto la ricostruzione fatta dalla difesa dell’uomo, scagionandolo.

In particolare dall’ingiuria, “perché depenalizzata nell’ordinamento, e per tutti gli altri reati contestati in principio, compreso quello di violenza sessuale, poiché non vi erano prove della stessa, in quanto l’accusatrice non si è mai fatta medicare”, ha spiegato ad AbruzzoWeb Gaetana Di Ianni, avvocato della difesa insieme ad Aldo Di Ianni.

La vicenda giudiziaria è stata caratterizzata negli anni da un iter complesso. Tutto è iniziato a febbraio del 2013, quando D’Alessio venne rinviato a giudizio dal Giudice dell’udienza preliminare (Gup) di Sulmona (L’Aquila), Massimo Marasca, dopo essere stato denunciato da due cognate di Ateleta, Anna Gasbarro e Chiara Ranallo, per estorsione, induzione alla prostituzione, ingiurie, minacce, stalking e violenza sessuale.

Nell’udienza successiva del mese di settembre 2015, però, come spiegano fonti difensive, i ruoli si sono ribaltati: da alcune telefonate ascoltate in aula, infatti, tra una delle donne e l’imputato, il giudice ha ravvisato che era la donna a chiamare insistentemente D’Alessio e non il contrario.

Sempre secondo la difesa degli imputati, dalle telefonate è emerso che “la figura del violentatore, persecutore, estorsore e stalker risulta completamente insussistente, e descrive un soggetto perseguitato, ancora dopo mesi dalla fine della relazione, dalla ex amante”.

Da quanto appreso la vicenda è destinata a chiudersi così una volta per sempre: dopo l’assoluzione D’Alessio ha preferito non andare avanti nel procedimento, evitando una controdenuncia alle due donne.