PESCARA – Il Governo elimini la norma prevista nel “Decreto Tremonti” che limita l’accesso alla pensione a una quota minima dei lavoratori in mobilità.

A chiederlo è la Cgil Abruzzo, in un appello per sensibilizzare l’esecutivo rivolto al presidente della Giunta regionale, all’assessore al Lavoro, ai presidenti delle Province e ai parlamentari abruzzesi, cui si chiede di intervenire.

Sono oltre 3 mila, infatti, i lavoratori abruzzesi collocati in mobilità dopo accordi sindacali stipulati entro il 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti per il pensionamento.

Tali requisiti per il pensionamento, tuttavia, vengono messi in discussione dal “decreto Tremonti”, che prevede il tetto massimo di 10 mila unità in tutta Italia.

Da una prima ricerca della Cgil nazionale, i lavoratori che maturano il requisito sono, invece, 100 mila e quindi 9 lavoratori su 10 per un anno non prenderebbero né l’indennità di mobilità né la pensione.

In Abruzzo questo si tradurrebbe in un peggioramento della crisi sociale, già gravata dai 30 mila posti di lavoro persi e dai livelli elevatissimi di cassa integrazione straordinaria e cassa integrazione in deroga.

Del resto, secondo il sindacato, oltre a essere ingiusta la norma presenta profili di illegittimità poiché gli accordi sono stati firmati prima del Decreto.