CHIETI – “Un soldato caduto”, così è stato definito Fausto Filippone nell’articolo delle polemiche pubblicato da Avvenire, a firma di Marina Corradi. L’uomo, di 49 anni, come confermato in queste ore dall’autopsia, ha prima ucciso la moglie, spingendola dal balcone, e poi si è diretto sull’A14 dove, da un viadotto all’altezza di Francavilla al Mare, ha lanciato la figlioletta di 10 anni e, dopo 7 ore di agonia e strazio, ha deciso di suicidarsi gettandosi nel vuoto.
La giornalista nel ripercorrere la cruda cronaca di una giornata di follia che ha portato Filippone ad uccidere moglie e figlia, si è lungamente soffermata ad analizzare la disperazione del gesto, definendolo “l’epilogo della tremenda battaglia di un pover’uomo”.
E’ così che si intitola l’editoriale, “L’ultima battaglia di un uomo”, e tra le righe ne descrive “l’infinita pena per quell’uomo che, spinto da non sai quale disperazione o follia, ha appena, comunque, ucciso la sua bambina, e dunque nel cuore è già come morto”.
“La vita di Fausto Filippone in un’ora – si legge ancora nell’editoriale -, non sappiamo ancora come, è stata sconvolta da una frana di morte. Eppure questo pover’uomo ancora ha in sé una fiammella che gli sussurra: non farlo, vivi, c’è ancora una speranza. Quando alza gli occhi al cielo, è forse per una preghiera?”.
“Ripugnante, disgustoso. Non userò mezze parole per descrivere l’editoriale”, è la definizione che Nadia Somma, attivista presso il Centro antiviolenza Demetra, affida al Fatto quotidiano.
“Come tanti vili esecutori dell’arcaica legge del possesso di mogli e figli, roba, beni, non-persone – continua Somma -, Filippone si è sottratto al peso delle sue responsabilità e anche al dovere della verità su due morti inique. Prima di uccidersi ha detto ad un poliziotto ‘Mia moglie ha qualcosa da farsi perdonare’. Si era già auto-assolto mentre chiedeva “scusa” alla bambina uccisa, una parola inadeguata per un crimine così efferato”.
“Se è giusto accantonare – aggiunge ancora – sentimenti di vendetta nei confronti di un assassino e lasciare spazio a quel sentimento di civile pietà per chi si macchia del peggiore dei crimini è indegno per la stampa di un Paese civile empatizzare e solidarizzare con chi li commette”.
Interviene sul Globalist, Claudia Sarritzu che spiega, “ti imbatti in un articolo, pubblicato dall’Avvenire, scritto da una donna, e ti cadono le braccia a terra, ripensi al tempo speso nelle scuole a spiegare cosa è un femminicidio, perché è importante raccontarlo come tale, che non si tratta di tragedie perché le tragedie avvengono per caso per disgrazia appunto, gli uomini che odiano le donne no, non sono un caso. Sono il risultato di una società patriarcale e nemica del genere femminile. Mi rivolgo Marina Corradi, quasi una lettera aperta, perché tutta questa enfasi, questa pietà e comprensione per chi ha ammazzato due donne che avevano la sola colpa di averlo amato come marito e come padre. E le vittime? Perché per loro non sento compassione leggendo le tue righe”.
Sui social, a seguito della pubblicazione dell’editoriale si è accesa la polemica. Il profilo tracciato da Massimo Di Giannantonio, direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl di Chieti, intervenuto sul posto il giorno della tragedia, parla di “una personalità nota per alcuni tratti di precisione, rigidità, obbligo alla perfezione. Sicuramente una struttura con tratti di vulnerabilità al giudizio degli altri, come se fosse dipendente da quello che potevano pensare di lui. Quando una serie di cose accadute nella sua vita ha cominciato a incrinare questa sua immagine priva di difetti, ombre e incertezze, cosa che ci ripeteva in continuazione. Evidentemente ha cominciato ad andare in crisi, rispetto a questa immagine di sé, senza una sintomatologia tale da dover essere ricoverato. Un fuoco drammatico, che covava sotto la cenere e che lo ha costretto a uno sforzo infinito perché nessuno se ne accorgesse: il primo che non doveva accorgersene era esattamente egli stesso”.
In quei momenti Filippone “affermava di non essere mai stato una persona cattiva, scorretta, e che alcune condizioni della propria esistenza erano state cambiate radicalmente nell’ultimo anno e mezzo”, ha spiegato Di Giannantonio, riferendosi alla morte della madre, avvenuta a ottobre.
Intanto ieri si sono svolti in forma privata i funerali per Fausto Filippone. Gli unici fiori quelli degli “Amici di sempre”, fiori semplici e bianchi, non vistosi. Le esequie si sono svolte a Pescara alla Chiesa dello Spirito Santo. (a.cal.)





