L’AQUILA – Il rinnovato spazio di Palazzo Galli a Fontecchio in provincia dell’Aquila, si prepara ad ospitare l’operazione artistica polifonica “Tra le orme, tra i rami, tra le trame”, un progetto che vede convergere la pittura di Nicolò Guarraci, la fotografia rielaborata in digitale di Giordano Cianfaglione e la sonorizzazione elettronica di Marco Taddei.
La mostra sarà visitabile da sabato 20 dicembre al 7 gennaio 2026, con apertura al pubblico ogni sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00. Per informazioni e per prenotare visite in giorni differenti si possono contattare i numeri +39 3921071201 oppure +39 3335815081.

Si tratta effettivamente, più che di un’esposizione, di un’installazione a più dimensioni, sviluppatasi intorno alla realizzazione di un grande cubo-stanza alto quasi tre metri costruito con cartoni di recupero, che funge da dispositivo di integrazione per i tre linguaggi coinvolti e da luogo di esplorazione per lo spettatore.

A partire dal fotografare in dettaglio gli animali dei quadri di Guarraci, portandoli in mezzo a rami, cespugli e alberi, l’incontro tra questa pittura così materico-primitiva e la fotografia minimale e concettuale di Cianfaglione ha prodotto un lungo percorso di rielaborazione digitale di queste immagini, che è poi sfociato in ulteriori possibilità di concrezioni e intrecci tra i due diversi tratti.

Proprio l’evidenza del tratto, del rapporto ri-generativo tra il segno-opera e la materia di cui è fatto, emerge dalla proposta artistica in oggetto come principale nodo di riflessione. Come questa evidenza, anche in media diversi e tanto più si tenda all’astrazione, implichi un fare intimamente la natura più che un rifarla. Uno stare in più che uno stare sopra.

Il contributo di Marco Taddei offre quindi una dimensione sonora che non è sfondo, ma è invece tappeto, tessuto, oppure, per l’appunto, trama. Sottobosco elettronico da attraversare. Affrontare tali questioni a Fontecchio, antichissimo e tenacemente vivo paese nel cuore dell’Appennino abruzzese, è molto significativo.

“Ancora sul bordo della pasoliniana Dopostoria e tuttavia ben risoluti a non sprofondare nell’oblio, Fontecchio e tutti gli altri borghi italiani hanno qualcosa di importante da dire al mondo contemporaneo. L’evidenza del loro essere fatti della stessa pietra e della stessa terra delle montagne da cui sorgono, il loro stagliarsi e insieme confondersi nel paesaggio, sono parte imprescindibile della risposta che oggi dobbiamo dare al cambiamento del nostro rapporto con la natura”, spiegano gli organizzatori. (R. Salvati)