ROMA – La Procura nazionale antimafia indaga sulla ricostruzione dell’Aquila, in particolare sul Progetto C.a.s.e.. A renderlo noto è la Repubblica, che spiega che uno dei nomi finiti sul registro degli indagati è quello di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Popolo della libertà, già indagato per corruzione a Firenze (grandi eventi) e a Roma (business eolico).

Il fascicolo è intitolato “infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la ricostruzione”, ed è in mano ai magistrati Vincenzo Macri (coordinatore), Olga Capasso (delegata al collegamento con gli inquirenti aquilani) Alberto Cisterna e Gianfranco Donadio.

Un procedimento aperto alcuni mesi fa che, almeno all’inizio, doveva riguardare solo le infiltrazioni delle mafie nei lavori per il terremoto (con quindici aziende già sotto inchiesta) e che invece, da marzo, è stato allargato agli affari nel post-terremoto degli imprenditori coinvolti nelle inchieste sui Grandi eventi, in concerto con il procuratore capo del capoluogo, Alfredo Rossini.

Così come a Firenze, secondo gli inquirenti anche all’Aquila ci sono stati appalti pilotati. Centinaia di pagine di intercettazioni ed interrogatori. Al centro degli affari, il Consorzio Federico II, con l’azienda toscana Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello, quella del costruttore Riccardo Fusi, indagato a Firenze per corruzione) insieme alle ditte aquilane Fratelli Ettore&Carlo Barattelli Srl, Vittorini Emidio costruzioni Srl e Marinelli ed Equizi srl.

Il consorzio è nato il 15 maggio 2009, dopo una serie di visite a palazzo Chigi degli imprenditori che poi hanno unito le loro forze. Lì, in base alle indagini, i costruttori cercavano di accreditarsi per gli appalti del post terremoto, che poi in effetti sono arrivati. Tra questi, la costruzione della scuola media Carducci, costata allo Stato 7,3 milioni di euro, il restauro di alloggi alla caserma Pasquali  e i puntellamenti nella “zona rossa”, finora cinque, ottenuti dal Comune dell’Aquila.

La circostanza è confermata dall’interrogatorio del 15 febbraio scorso dello stesso Verdini. “Ho accompagnato Fusi – ha detto agli inquirenti – insieme al presidente della banca dell’Aquila, credo la Cassa di Risparmio dell’Aquila, e un consorzio al dottor Letta, per raccomandargli la… Diciamo la possibilità di lavorare: questo è avvenuto. Il colloquio si è risolto in grandi gentilezze, ma nella sostanza è che i lavori dell’Aquila erano stati, come dire, orientati, verso la soluzione (…) E siccome Letta è dell’Aquila ed era molto interessato alle cose…”.

ROSSINI: ”PROCURA NAZIONALE E DISTRETTUALE LAVORANO ASSIEME”

L’AQUILA – “Mi sembra strano che vi meravigliate, la Procura nazionale e quella distrettuale sono praticamente una sola parte e tra l’altro vanno ad agire su quelli che possono essere i risvolti mafiosi”.

Così il Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini,  ha risposto alle domande dei giornalisti sull’inchiesta sugli appalti per la ricostruzione che vede coinvolto il coordinatore nazionale del Popolo della libertà, Denis Verdini. “Noi – ha aggiunto – abbiamo una competenza territoriale e ci appoggiamo alla Procura nazionale sotto il profilo dei dati, degli archivi, di tutto quello che può interessare le altre procure distrettuali, dati che loro hanno a disposizione. È normale che quando si presentano certe situazioni lavoriamo entrambi, in qualche maniera facciamo le stesse cose”.

Pur non pronunciando mai il nome di Verdini, Rossini ne ha confermato il coinvolgimento, non aggiungendo altro sulle indagini e sui capi di imputazioni e limitandosi a dire che sono in corso e che non è escluso che possano coinvolgere l’imprenditoria locale: “Se ci sono non vedo perché no, non credo che gli abruzzesi abbiamo un salvacondotto”, ha spiegato.

Il Procuratore capo, che è anche Procuratore distrettuale antimafia abruzzese, ha comunque ricordato, a proposito del lavoro congiunto con la procura nazionale, che “quando ci furono i crolli, forse ricorderete che ho fatto delle dichiarazioni su quello che stavamo facendo perché ritenevo che fosse utile e necessario. In quella occasione – ha affermato – su mio invito intervenne anche il procuratore nazionale antimafia, dando un supporto sul profilo che noi ci aspettavamo. Nello stesso tempo il sostituto procuratore Olga Capasso sta facendo questi lavori in collaborazione stretta con questa procura”.

Più tardi, a una nuova richiesta dell’Agi, Rossini ha ribadito il no comment: “Se avessi confermato questa notizia avrei commesso un reato: non l’ho fatto e pertanto confermo il no comment”.

D’ALESSANDRO (PD): ”TRE DOMANDE A CHIODI SU RAPPORTI CON VERDINI”

L’AQUILA – Alla luce delle novità sul ruolo del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, iscritto nel registro degli indagati per il famoso Progetto C.a.s.e., il Partito democratico in una nota chiede di fare chiarezza.

“Il capogruppo del Pd, Camillo D’Alessandro – si legge – sulle intercettazioni che hanno chiamato in causa il presidente Gianni Chiodi, il 18 febbraio 2010 rivolse cinque pubbliche domande al presidente della Regione; tre di queste riguardavano proprio il rapporto con Verdini e l’imprenditore Fusi. Per quali motivi l’onorevole Verdini le ha passato al telefono l’imprenditore Fusi? A seguito di quella telefonata sono seguite altre telefonate o incontri? Lei è stato messo a conoscenza e coinvolto, in qualche maniera, nella presunta regia nazionale nel favorire la costituzione del consorzio di imprese Federico II che avrebbe ottenuto appalti a L’Aquila? A quelle domande Chiodi rispose tassativamente che Fusi non lo conosceva, né lo aveva mai ricevuto o incontrato, insomma quella telefonata fu di mera cortesia e che un caffè non si nega a nessuno”.

“Da notizie di stampa – attacca D’Alessandro – appare chiaro che Verdini si è occupato della vicenda. Sta di fatto che Verdini ha passato al telefono a Chiodi l’imprenditore Fusi, finito nelle inchieste, e sta di fatto che poi quel Consorzio all’Aquila gli appalti se li è aggiudicati”.

“Io – riprende l’esponente del Pd – sono fermo alle risposte di Chiodi alle mie domande di allora, né credo e né ho elementi per affermare il contrario. Né posso credere che abbia incontrato o sentito successivamente l’imprenditore Fusi, perché Chiodi ebbe ad affermare in quella occasione: ‘Mi chiuderò in un bunker e mi rifiuterò di incontrare gli imprenditori, altrimenti come niente finisco nel tritacarne’. Ma alla luce dell’iscrizione nel registro degli indagati di Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, partito del presidente Chiodi, voglio formulargli tre nuove pubbliche domande”.

Segue l’elenco dei quesiti di D’Alessandro. “Presidente – chiede – lei affermò il 18 febbraio le testuali parole ‘nel momento in cui venissero accertate le illegalità non esiterei a muovermi… Anche facendo costituire parte civile la regione Abruzzo’. Le chiedo, la Regione si costituirà parte civile eventualmente anche contro Verdini,  coordinatore del suo partito, qualora fossero riscontrate illegalità? L’onorevole Verdini, successivamente alla telefonata intercettata, le ha chiesto altri interessamenti per il Consorzio Federico II all’Aquila o per altre imprese? In caso affermativo, quali? Lei non ritiene, alla luce del coinvolgimento del coordinatore nazionale del suo partito, di lasciare l’incarico commissariale sulla ricostruzione favorendo la scelta di una figura terza non raggiungibile ed influenzabile dalla politica?”.

LA DIFESA DI BARATTELLI: ”VOGLIONO FARCI FUORI”

L’AQUILA – “Sono false le affermazioni e i fatti pubblicati secondo i quali la Btp e il consorzio Federico II farebbero parte della cricca dell’Aquila”. Così il costruttore aquilano Ettore Barattelli, presidente del Consorzio Federico II, per la prima volta esce pubblicamente allo scoperto per controbattere “a falsità – dice – che vengono fuori periodicamente, soprattutto in relazione alla presunte raccomandazioni del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, sia sulla Btp sia sul Consorzio per lavori per la ricostruzione dell’Aquila”.

”NON ABBIAMO PARTECIPATO AL PROGETTO C.A.S.E.”

“Se le raccomandazioni fossero state vere – attacca Barattelli – sarebbe dovuto risultare ben altro visto e considerato che il grosso degli appalti di Protezione civile sono stati sul progetto C.a.s.e., con circa 800 milioni di euro, al quale né il Consorzio Federico II né la Btp hanno partecipato”.
Secondo Barattelli, che è consigliere di amministrazione della Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila e vice presidente dell’Associazione costruttori della provincia dell’Aquila, “si continua a portare avanti una tesi falsa per dimostrare a tutti i costi che all’Aquila c’è una cricca che ci vede protagonisti”.

”VOGLIONO ESCLUDERE LE IMPRESE LOCALI DALLA RICOSTRUZIONE”

“A questo punto – aggiunge – devo pensare che esista una strategia ben precisa di escludere le imprese locali dalla ricostruzione di questa città, altrimenti non mi riesco a spiegare le motivazioni di questo accanimento nei nostri confronti”. Nel sottolineare che il consorzio al 31 dicembre 2009 ha fatturato circa un milione e mezzo di euro, Barattelli, che fa parte di una storica famiglia di costruttori aquilani, sottolinea che “viene riaffermata una tesi dopo le dichiarazioni del presidente Berlusconi secondo il quale la cricca all’Aquila non c’è”.

“Puntualmente – prosegue nella sua difesa – esce di nuovo fuori che Verdini ha raccomandato per gli appalti aquilani gli imprenditori e la Btp che fanno parte del nostro consorzio, il Federico II.  Come più volte dimostrato in questa vicenda, la  Btp, che è la sesta azienda italiana con 600 milioni di euro di fatturato, quindi un colosso delle costruzioni in Italia, ha vinto in associazione di impresa con una quota del 16 per cento, capogruppo la Cmb di Martinsicuro e poi Vittorini Emilio Costruzioni dell’Aquila, l’appalto di circa 7 milioni di euro per la realizzazione della scuola media Carducci”.

”TRE MESI FA UNA LETTERA A ROSSINI”

“L’appalto – svela il costruttore – è arrivato dopo aver perso otto gare e di questo posso esibire i documenti”. A tale proposito, Barattelli dice che “da tre mesi ho inviato una lettera al procuratore Rossini per chiedere di essere ascoltato e produrre documenti che dimostrino quanto sto dicendo. Non so che pensare – conclude – forse sto pagando lo scotto di aver difeso la categoria dagli attacchi post terremoto quando in molti dissero che all’Aquila i costruttori avevano costruito case di cartone e case di sabbia”.

Va precisato che gli imprenditori aquilani del consorzio, i Fratelli Ettore&Carlo Barattelli Srl, Vittorini Emidio costruzioni Srl e Marinelli ed Equizi srl, non sono indagati: del consorzio si è parlato nelle intercettazioni della procura di Firenze nell’ambito degli appalti sui Grandi Eventi.