L’AQUILA – “Il governo deve intervenire e bloccare la circolare dell’Inps. Rischiamo altrimenti che la cosa più importante conquistata finora, l’abbattimento delle tasse, ci venga sottratta”.
A lanciare l’appello sono il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e il deputato del Partito democratico Giovanni Lolli, preoccupati per una possibile applicazione della circolare diramata dall’ente previdenziale qualche giorno fa.
Nel documento viene stabilito, in sostanza, che chi a seguito del terremoto ha usufruito dell’abbattimento delle tasse al 40 per cento può accedere al contributo ‘de minimis’ solo fino alla soglia dei 200 mila euro, altrimenti dovrà restituire il 100 per cento.
Per fare un esempio: un’azienda che ha ricevuto un abbattimento delle tasse di 100 mila euro, potrà ottenere un contributo di solo 100 mila euro. La cosa più grave è che chi ha avuto una riduzione anche solo di 201 mila euro, quindi un solo euro in più sopra la soglia ‘de minimis’, dovrà restituire tutto l’importo.
LA CIRCOLARE
Inoltre tutti coloro che rientreranno in questo tipo di contributo non potranno accedere alle altre agevolazioni previste dal decreto.
“L’interpretazione dell’Inps – ha tuonato Lolli – ha un impatto notevole sulla nostra città. Questa circolare è un abuso, l’Inps deve limitarsi ad applicare le leggi e il suo è un atteggiamento ingiustificabile”.
Lolli ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare sull’argomento. Inoltre, insieme al sindaco, la questione verrà posta al ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca in occasione della sua visita in città prevista per il prossimo 27 settembre.
In relazione al regolamento attuativo del ‘de minimis’, sono tre i punti sui quali Lolli e Cialente chiedono chiarezza : l’accesso al contributo anche per i professionisti, che verrebbero di fatto esclusi; un criterio più selettivo per la ripartizione dei 90 milioni e una definizione di ‘aziende in difficoltà’.
“Pensiamo solo – ha aggiunto Lolli – che ci sono 70 mila cartelle che giacciono a Equitalia. Se venissero escluse le imprese in sofferenza, si capisce che nessuno beneficerebbe del contributo”.
In conclusione non sono mancate le accuse del sindaco nei confronti dell’ex commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, colpevole a suo dire di non aver seguito fin da subito la procedura d’infrazione aperta dall’Unione europea sugli aiuti concessi dallo Stato.
“Nella riunione decisiva che c’è stata a Roma – ha detto – la Regione Abruzzo era assente. Abbiamo capito che questo terremoto è solo degli aquilani e sulla Regione non si può contare”.
Presenti alla conferenza stampa anche gli assessori comunali Marco Fanfani e Stefania Pezzopane.
GIULIANTE SCRIVE A BARCA
Una lettera al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca per sollecitare un intervento sulla questione del cosiddetto regime de minimis.
A scriverla è l’assessore regionale Gianfranco Giuliante.
Dalla misura a sostegno delle Pmi, infatti, potrebbero essere escluse numerose aziende del cratere.
LA NOTA DI GIULIANTE
Premesso che la Commissione Europea in data 19 giugno 2012 (COMP/HI/AA/MP/lc D 2012/062384) chiedeva chiarimenti alle autorità nazionali in merito agli aiuti connessi al terremoto del 6 aprile 2009, ricomprendendo in tale fattispecie giuridica anche le agevolazioni fiscali e contributive concesse alle imprese e ai soggetti economici aventi i requisiti e residenti nel territorio del cratere.
Considerato che a seguito di ciò, si teneva, in data 06/07/2012 presso il Dipartimento Politiche europee, una apposita riunione con gli Enti preposti ai vari sgravi contributivi e fiscali nella quale si comunicava l’avvenuta notifica (2 luglio 2012) da parte del governo italiano della norma concedente gli aiuti e e che ad, oggi, è ancora all’esame della competente direzione dell’Unione Europea.
In relazione a quanto sovraesposto in questi giorni una circolare Inps sta generando scompiglio tra le imprese aquilane che, giustamente e come in altre catastrofi, hanno usufruito dell’abbattimento del 60% delle tasse sospese a seguito del sisma.
La tardiva notifica alla Commissione Europea (2 luglio 2012) della misura di agevolazione sta comportando da parte dell’INPS (ma credo che presto anche altri Enti ricalcheranno le sue orme) l’applicazione della la riduzione del debito soltanto alle imprese che per propria natura possono beneficiare dell’aiuto di stato nei limiti de minimis.
Questa situazione se non celermente affrontata porterà alcune aziende del cratere a dover restituire per intero quanto non versato, minando profondamente quei pochi barlumi di rinascita che si intravedono. Senza contare che molte di queste aziende hanno impiegato le somme che si prevedeva non dovessero essere restituite in investimenti.
A questa già grave previsione si aggiunge un ulteriore problema legato all’erogazione degli aiuti in de minimis. Se, infatti, verrà confermata la tesi di considerare l’abbattimento fiscale come un aiuto minore, essendo quest’ ultimo legato ad una triennalità ed essendo la norma che prevede l’agevolazione datata 2011 (legge 12 novembre 2011, n. 183), a molte aziende del cratere sarà preclusa totalmente o parzialmente (a seconda se la prima agevolazione raggiunge o meno il tetto di 200.000 euro previsto dai regolamenti europei) la possibilità di accedere alle agevolazioni previste nel bando dei 90 milioni.
Per ovviare a tale delicata problematica Le chiedo, in accordo con il Presidente Chiodi che già ha dato la propria disponibilità al riguardo, di voler convocare in tempi rapidi un incontro tra Governo, Regione e enti interessati per verificare la possibilità, a mio parere esistente, di bloccare, nelle more della risposta della Commissione Europea, qualunque disposizione che preveda il recupero del 60% del non versato e di non considerare tale agevolazione come aiuto in de minimis.
Qualora la Commissione Europea dovesse esprimere parere negativo alle richieste delle autorità italiane, cosa non auspicabile e da evitare assolutamente, sarebbe il caso di prendere in considerazione la possibilità, prevista dall’Europa fino al 31 dicembre 2011 (temporary framework), di estendere il tetto massimo degli aiuti in de minimis fino a 500.000 euro.
Questo si rende necessario per evitare di dare il colpo di grazia ad un tessuto economico in forte difficoltà e che sconta oltre la tragedia del terremoto anche una crisi profonda e diffusa.