L’AQUILA – “Mi sembra assurdo che gli aquilani si preoccupino moltissimo per un terremoto di magnitudo 2.2 con epicentro in città piuttosto che uno di grado 3.4 a Campotosto. C’è psicosi e non è possibile ridursi in questo stato, bisogna razionalizzare”.
Lo dice il sismologo Christian Del Pinto, commentando il mini sciame nella notte tra giovedì e venerdì con 10 scosse tutte intorno a magnitudo 2 che ha generato preoccupazione in città e spinto il Comune, dopo aver sentito alcuni tecnici, a chiudere le scuole fino a martedì e attivare otto aree di accoglienza per eventuali cittadini spaventati.
“Si tratta di una sequenza che, almeno fin qui, non ha avuto eventi importanti, va monitorata ma la cosa importante è pretendere che scuole e altri edifici pubblici vengano messi in sicurezza, senza alimentare la psicosi con iniziative estemporanee”, conclude.
Non poche polemiche, intanto, ha generato la decisione della rettrice Paola Inverardi di sospendere nuovamente le attività didattiche, conformandosi alla scelta del sindaco Massimo Cialente sulle scuole.
L’Ateneo, che riprenderà lezioni ed esami il primo febbraio, aveva già modificato il calendario accademico nei giorni scorsi, quando decise di chiudere alcuni giorni per la doppia emergenza neve e terremoto. La nuova disposizione scompagina nuovamente il calendario creando non pochi disagi agli studenti, soprattutto a quelli fuori sede.
Una prima risposta alle contestazioni è arrivata ieri in tarda serata con un avviso che conteneva il rinvio delle scadenze amministrative dal 31 gennaio al 7 febbraio, ma non è bastata a smorzare le critiche.
“Potremmo dare l’esempio, essere un’isola di razionalità in un mare di psicosi, previsioni da YouTube e maghi nostrani – è stato il commento di un utente su Facebook – E invece no, ci arrendiamo all’allarmismo imperante. Bene così”.
Molti altri si chiedono cosa possa cambiare dal primo febbraio – “e se il terremoto arriva mercoledì?”, domanda una ragazza – e alcuni fanno anche notare come le sedi universitarie siano state ristrutturate dopo il 2009 e quella del Dipartimento di Scienze umane sia addirittura dotata di isolatori sismici.
Tanti, in ogni caso, gli ingiustificati disagi: “Non si può continuare così! Decidetevi! – scrive un utente sulla pagina dell’Ateneo – La settimana scorsa sono partito e sono ritornato lunedì per le lezioni.. 1200km andata e ritorno.. e adesso chiudete di nuovo l’università.. allora spostate gli esami, allungate la sessione fino a metà marzo.. aumentate il numero degli appelli.. non potete ridurli come state facendo a medicina.. continuate così e chiuderete l’università.. non per il terremoto, ma per mancanza di studenti..”.
Infine, a proposito della prudenza legata al terremoto c’è anche chi unisce l’ironia alla razionalità: “Sarei curioso di conoscere le modalità con cui hanno calcolato questa probabilità con un intervallo di giorni così preciso. Da un punto di vista scientifico credo sia interessantissimo”.



