L’AQUILA –  “Il periodo dell’emergenza è stato gestito abbastanza bene, mentre quest’altra fase della ricostruzione tarda a partire”.

Fotografa così la situazione seguita al terremoto monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo dell’Aquila, in un’intervista alla Radio Vaticana.

Ad ostacolare la rinascita della città ci sono, denuncia il presule, “tanti disaccordi, tanti contrasti, tanti ritardi, tanta burocrazia assurda, soprattutto tante divisioni politiche”.

“Io – sottolinea il presule – ho scritto anche ‘odio politico’, perche’ purtroppo a volte si tocca con mano che si tratta anche di questo”.

“L’ultima lettera pastorale – ricorda monsignor Molinari – l’ho scritta proprio sulla speranza, per invitare tutti, almeno i cristiani, a non perdere la speranza, ad essere portatori di speranza anche per gli altri, perchè c’è purtroppo questo pericolo di una tentazione forte contro la speranza, il pericolo di scoraggiamento, di arrendersi, di bloccarsi”.

“Bisognerebbe – auspica l’arcivescovo dell’Aquila – cominciare dai cristiani a creare questo clima nuovo di rapporto pieno di fiducia, di dialogo, questo clima costruttivo, questo cercare insieme di conoscere ed affrontare i problemi”.

“Nessuno può negare – conclude – che la situazione sia complessa, nessuno pretende gesti miracolosi, nemmeno dagli amministratori, dalla politica, dalle autorità Sappiamo che i problemi sono tanti, sono grandi, sono complessi però occorre dare almeno un segnale che questa ricostruzione si sta iniziando. Si dovrebbe ripartire. Speriamo che si incominci, anche perchè la gente ha bisogno di questi segni concreti di speranza”.