L’AQUILA – “Signore, dov’eri la notte terribile del terremoto?”.
Nella Basilica di Collemaggio davanti al Capo dello Stato, al sottosegretario Letta, alle autorità e a circa mille fedeli, l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, nell’omelia, rivolge la stessa domanda che Marta pose a Gesù: “Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”.
Cristianamente, Molinari ricorda che “i fratelli sepolti dalle macerie non moriranno in eterno, ma – si chiede alludendo alla ricostruzione – Signore, noi non possiamo aspettare ancora tanto”.
Molinari rivolge poi un “saluto affettuoso e di riconoscenza” al Capo dello Stato: “La sua visita è un grande dono per la nostra comunità”.
Ringrazia anche Letta, e poi, facendo riferimento al brano del Vangelo di Giovanni, allude alla ripresa di una “città morta”:
“C’è tanto dolore. Dopo due anni le ferite sono sempre aperte. Per quanti giorni, mesi, anni ancora dobbiamo aspettare in silenzio la salvezza?” si chiede Molinari che, spesso, con i suoi messaggi, ha pungolato le istituzioni.
“Crediamo nella Resurrezione – conclude Molinari – So che risorgeremo nell’ultimo giorno, ma quel giorno è troppo lontano, abbiamo bisogno di certezze subito”.



