L’AQUILA – A due anni dal terremoto la Procura della Repubblica dell’Aquila, con numeri e tempistica da record, ha pressoché concluso il corposo lavoro di indagine che ruota intorno ai crolli del terremoto che hanno causato la morte di 309 persone.
Quella che è stata definita ben presto la maxi inchiesta sul terremoto ha portato all’apertura di circa 215 fascicoli: di questi 15, tra cui quello sul crollo della casa dello studente, uno dei simboli più commoventi del sisma, sono procedimenti in corso che andranno a processo.
La restante parte, circa 200, o è stata archiviata oppure è oggetto di istanze di archiviazione.
Accanto alla maxi inchiesta sul terremoto, viaggia l’inchiesta sulla commissione Grandi Rischi, per la quale i pm aquilani hanno iscritto sul registro degli indagati sette persone, tra cui vertici della Protezione civile nazionale e dell’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia (Ingv) che parteciparono all’Aquila alla riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma, al termine della quale, secondo l’accusa, furono lanciati messaggi rassicuranti che non fecero attivare precauzioni in grado di salvare vite umane.
“Sul terremoto abbiamo in pratica definito le indagini – spiega il procuratore capo, Alfredo Rossini – Siamo soddisfatti per la tempistica e per i risultati ottenuti nel rispetto di ogni prerogativa. Stiamo andando avanti con la stessa puntualità anche sugli altri fronti. Credo che la gente possa essere soddisfatta dei magistrati”.
Anche nel secondo anniversario, Rossini parla di un impegno che va al di là del ruolo istituzionale.
“La cosa fondamentale è la professione – premette – ma è innegabile che ci sia il significato umano che è attivato dalla terribile tragedia. Il fatto di essere vicini a persone che soffrono, determina un senso di responsabilità ancora maggiore. Noi abbiamo una squadra all’altezza e ce la metteremo tutta per portare avanti tutte le attività”.
Sul suo possibile trasferimento (è primo in graduatoria per un posto a Genova), Rossini ribadisce di voler prima finire il lavoro all’Aquila e sulla ricostruzione non prende posizione, “ci pensino i politici”, ma si dice soddisfatto anche delle inchieste sulla stessa ricostruzione e sulle infiltrazioni mafiose.
“Stiamo battendo le strade giuste – assicura – la guardia è sempre alta. Sapevamo del pericolo rappresentato dalle mafie nel cratere del terremoto”.
Sulla ricostruzione, la procura ha indagato uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini, e il suo amico imprenditore, presidente dimissionario della Btp, Riccardo Fusi, per tentato abuso d’ufficio, perché avrebbero provato ad introdurre negli appalti per la ricostruzione il consorzio Federico II, sfruttando le amicizie importanti.



