L’AQUILA – Nel centro storico dell’Aquila  dopo il terremoto del 6 aprile 2009 la sensazione predominante è di assoluta immobilità: temporale, perché tutto sembra essersi fermato a quella notte, ma anche spaziale, suggerita dai puntellamenti che ovunque ingabbiano palazzi e chiese.

Eppure, sotto quei sostegni di legno e dietro quelle gabbie di ferro qualcosa si muove: attività commerciali e studi professionali, mano a mano che la loro sede esce dalla “zona rossa”, tentano di riaprire.

E lo fanno tra enormi difficoltà, prima fra tutti la mancanza del gas metano dovuta all’interruzione della  rete di distribuzione, danneggiata a causa del sisma e che ora piano piano si sta procedendo a ripristinare.

Tra i tanti disagi, e nonostante questi, l’avvocato Francesco Camerini da qualche giorno ha riaperto il suo studio in via Garibaldi, una delle vie principali del centro storico, da poco uscita dal perimetro della “zona rossa”.

“Ho dovuto mettere una caldaia alimentata con la bombola del gas – spiega – per riscaldare termosifoni e acqua. I consumi sono tanti e quasi ogni giorno sono costretto a comprare una nuova bombola”.

Un problema, secondo l’avvocato, condiviso anche dalle altre attività che su via Garibaldi hanno riaperto, tra cui un ristorante e una pasticceria. “Ci siamo tutti arrangiati con le bombole – afferma – questi purtroppo sono i problemi di chi vuole riaprire in centro”.

Oltre alla mancanza di gas, Camerini denuncia anche una scarsa illuminazione di via Garibaldi, soprattutto nella parte finale della strada, vicino la chiesa di San Silvestro. “Esco da lavoro nel più completo buio – dice –  le luci pubbliche sono sempre spente”.

Nonostante le difficoltà, la tanto lodata tenacia del carattere degli aquilani non manca. “La volontà di riattivarsi c’è – afferma Camerini –  quindi andiamo avanti”.(e.m.)