L’AQUILA – “Si era detto che L’Aquila era diventata terreno di conquista per le ‘cricche’. Io ho messo a rischio la mia reputazione affermando che le indagini e il processo sui ‘criccaroli’ della ricostruzione, gli ‘sciacalli’, per tutta una serie di ragioni avrebbero dimostrato che non c’era niente di vero. Una cricca non è una lobby”.

Questo il pensiero del professor Francesco Sidoti, presidente del corso di laurea in Scienze dell’Investigazione dell’Università dell’Aquila, intervenuto all’incontro “Dalla cricca alla lobbying” di oggi all’auditorium “Elio Sericchi” della Cassa di risparmio del capoluogo abruzzese, per la presentazione del libro Rappresentanza degli interessi oggi di Maria Cristina Antonucci, ricercatore di Scienze sociali presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

All’incontro erano presenti, fra gli altri, Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale Pdl e proponente della legge ergionale abruzzese numero 61 del 2010 nel quadro di riferimento in materia di partecipazione dei gruppi di interesse ai processi decisionali nella Regione Abruzzo; Ezio Rainaldi, consigliere di Confindustria L’Aquila, Gabriele Rossi, lobbista professionista dello Studio Global Consulting di Teramo, il giornalista Manuele Bonaccorsi e Sabrina Ciancone, sindaco di Fontecchio e consulente di Formez.

“C’è differenza tra cricca e lobby – ha detto Sidoti – Spesso, quando si parla di queste cose si entra nel campo delle paranoie, anche se a volte si tratta di cose che esistono. Il problema di una democrazia nella quale le persone si riuniscono e cercano in tutti i modi di far trionfare il proprio interesse è reale, ma si deve discutere su ciò che è patologico e ciò che è utile, ciò che deve essere legale e ciò che non lo è. In Italia il dibattito sul tema è difficile e il volume della Antenucci dimostra benissimo come l’argomento vada affrontato con una cultura diversa”.

Per Chiavaroli, la legge proposta e approvata quasi all’unanimità “è un segno di rottura degli schemi della partitocrazia invadente. Era importante legalizzare l’interesse particolare, per tutelarlo alla luce del sole, pubblicamente, con registri pubblici e corretti iter per far sì che il mestiere e l’attività dei lobbysti assumano la dignità di rappresentare gli interessi specifici, l’esatto contrario della cricca, che agisce in modo oscuro e illegale. Si può finalmente interloquire con le istituzioni in maniera trasparente, è un segnale forte di democrazia”.