L’AQUILA – Un piccolo giallo da un lato, e la energica protesta da parte dell’Asbuc dall’altro, fanno tornare di attualità la vicenda della fontana della frazione aquilana di Santi di Preturo che è stata recintata e chiusa dalla nuova proprietà dell’area su cui essa sorge destando, in tal modo, l’ira dei residenti.
La nuova proprietaria, che ha acquistato lecitamente l’area a un’asta giudizaria fallimentare tramite tribunale, Serena Pacione, ritiene che la fontana sia illegittima e vada chiusa.
Secondo quanto si è appreso, però, a fronte della valutazione di alcune carte da parte dei contendenti, spunta il giallo ovvero l’ipotesi che quella piccola particella di area si cui sorge la fontana non poteva essere ceduta essendo la fontana un bene pubblico demaniale perchè alimentata da acqua sorgiva. Questo aspetto potrebbe cambiare le carte in tavola.
Il Presidente dell’Asbuc (Amministrazione beni separati di uso civico), Domenico De Nuntis, rincara la dose e chiede di nuovo, a nome dei residenti, che la fontana torni di uso pubblico dopo aver fatto anche una denuncia ai carabinieri.
“Sono ormai decorsi ben due mesi dalla ostruzione della suddetta fontana”, dice, “si tratta di acqua proveniente dall’ex lavatoio risalente agli anni 1954-1955, quindi oltre settanta anni di libero utilizzo. Il Paese continua ad essere del tutto privo di acqua pubblica. La popolazione è ormai esausta dal non poter prendere ed utilizzare l’acqua dalla fontana come ha sempre fatto pacificamente”.
“Ricordo inoltre che tutte le acque sono pubbliche: secondo il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), sia le acque superficiali che quelle sotterranee appartengono al demanio dello Stato. Anche se una sorgente si trova su un terreno privato, il proprietario non possiede l’acqua: ha solo un diritto di utilizzo limitato (principalmente per usi domestici), ma non può interrompere il flusso naturale o privare altri del suo utilizzo”.
“Pertanto mi rivolgo al Sindaco che in quanto primo responsabile della tutela dei beni pubblici e della salute/igiene sul territorio può emettere un’ordinanza urgente di ripristino e riapertura in modo da garantire a tutti l’utilizzo dell’acqua pubblica quale elemento fondamentale per la popolazione. Inoltre è emersa documentazione in particolare un “accordo di programma” tra la Rio Forcella, società che aveva realizzato il campo da golf presso la fontana, e il Comune, dove è scritto che nonostante la proprietà sia privata tali beni,oggetto di procedura di acquisto, avevano destinazione pubblica a disposizione della collettività, e prevedeva la impossibilità di recintare l’area né cambiarne la destinazione. Quindi gli immobili realizzati ed oggetto di procedura di vendita hanno destinazione pubblica con impossibilità di essere recintati”.
“L’accordo di programma”, conclude, “e i relativi vincoli urbanistici (destinazione pubblica, asservimento all’uso della collettività, divieto di recinzione) hanno natura pubblicistica e reale. Questo significa che: il vincolo segue il bene (si dice che ha “efficacia reale”) indipendentemente da chi ne sia il proprietario. Chi acquista l’immobile all’asta subentra nella stessa posizione giuridica del debitore esecutato nei confronti della Pubblica Amministrazione. L’aggiudicatario è obbligato a rispettare l’accordo di programma e non può mutare la destinazione d’uso né recintare l’area”.






