L’AQUILA – Una cronaca delle prime, lunghe giornate dopo il terremoto del 6 aprile 2009, rivissute attraverso testimonianze raccolte a caldo di una trentina soccorritori molto speciali: quelli che, oltre che in servizio, erano anche terremotati, in quanto aquilani.

Questa la singolare caratteristica del libro “Mani nude e spilli al cuore”, opera prima della giovane autrice Marianna Di Nardo (nella foto a destra), presentata oggi al comando provinciale dei vigili del fuoco presso il Campo base in via Panella.

All’evento hanno preso parte gli autori di prefazione e postfazione, rispettivamente il vice capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli (nella foto a sinistra) e il giornalista ex direttore del Messaggero e del Mattino, Paolo Gambescia (nella foto al centro). Con loro il collega del Centro, Giustino Parisse, e l’editrice Nicoletta Di Gregorio.

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Gli spilli al cuore, secondo l’espressione usata da un poliziotto veneziano, sono quelli simbolici che infilzavano i soccorritori costretti a operare in una situazione così disastrosa e angosciante.

Colta dalla curiosità per capire come avevano agito i soccorritori, e spinta anche dall’amore per le divise, visto che suo padre è stato alpino, la Di Nardo ne ha raccolti 27, di racconti simili, secondo una scansione temporale che va dal 5 all’11 aprile, riportata in ordine cronologico sminuzzando le storie.

“Non è un libro semplice – ha detto nel presentarlo Gambescia, che è stato relatore in occasione della laurea a Teramo dell’autrice – perché non ci sono volumi che raccontano le storie di chi è stato contemporaneamente vittima e soccorritore del sisma”.

Altra prerogativa, l’immediatezza della testimonianza. “Di solito – ha aggiunto, libri del genere escono raccogliendo il materiale molto dopo il fatto, e il tempo fa da filtro. Stavolta ci sono testimonianze a caldo, è meglio di qualsiasi cronaca giornalistica fatta”.

Una questione cara a Gambescia è quella della reazione degli aquilani e degli abruzzesi in generale alla tragedia.

“Forgiati non dalla genetica – ha spiegato – ma dalla storia, dopo aver lottato contro l’emigrazione, l’abbandono e la natura, gli abruzzesi hanno sviluppato un atteggiamento non dico sereno ma calmo e consapevole di fronte al disastro. E le storie riportate in questo libro sono la migliore testimonianza della forza di questa comunità”. (alb.or.)

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