L’AQUILA – Passione, professionalità, umanità.
Ancora non è stata scritta la storia dell’impegno degli emiliano-romagnoli in Abruzzo nel post-terremoto del 2009, ma meriterebbe pagine e pagine di racconti di una solidarietà senza fine.
L’agenzia regionale di protezione civile e le migliaia di volontari giunti all’Aquila e nel “cratere” hanno gestito forse la fase più complessa di tutta l’emergenza, a partire dal campo base di piazza D’Armi, il più grosso, il più complesso.
E poi la cura e l’allestimento della tendopoli di Villa Sant’Angelo, il centro più colpito dopo L’Aquila, e una parte di quella di Sant’Eusanio Forconese, altro meraviglioso borgo che il sisma ha ridotto a un cumulo di macerie.
Donne e uomini di tutte le età: professionisti e studenti, madri di famiglia e pensionati, perfino un sindaco, quello di Finale Emilia (Modena), il comune più vicino all’epicentro della scossa che ha svegliato tutta l’Emilia-Romagna questa notte lasciando il suo strascico di morte e distruzione, che il 7 aprile 2009 ha mollato tutto ed è arrivato a Villa Sant’Angelo per mettersi a disposizione della popolazione locale.
Lo stesso presidente della Regione, Vasco Errani, che si è presentato di sera nell’area di accoglienza degli sfollati per mangiare in mezzo ai cittadini disorientati e dare una parola di conforto e di sostegno alle persone ospitate dentro le tende.
Una marea di ricordi e di esempi, trasformati poi in amicizia.
Nel fotogalleria una parte di questo impegno, fissato dalle immagini delle migliaia di fratelli dell’Emilia-Romagna che nel capoluogo, e in tutti i centri dove sono stati hanno portato il loro cuore, lasciandocene un pezzettino.
Quelle stesse persone che oggi si ritrovano a vivere il nostro stesso incubo e a cui le popolazioni d’Abruzzo non possono che promettere di ricambiare il favore. (pi.bi.)






