L’AQUILA – Cala il sipario a casa Onna (L’Aquila) sull’iniziativa “Cahiers de doleances”, una no-stop di 24 ore (così chiamata dai quaderni delle lamentele in cui in Francia nel Settecento venivano annotate le critiche prima degli Stati generali) per raccogliere documenti e contributi per capire se quella del terremoto del 6 aprile 2009 era “una tragedia annunciata” e se esistono omissioni o responsabilità penali, amministrative o politiche nei giorni immediatamente precedenti al sisma.
Dopo le prime due sessioni, che hanno affrontato gli aspetti scientifici e giuridici dell’evento, una tavola rotonda di giornalisti ha analizzato la comunicazione a ridosso dell’evento sismico.
“Eravamo distratti dalle beghe familiari del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che un mese dopo il sisma divorziò”, ha ammesso davanti ai colleghi Eleonora Martini del Manifesto, analizzando i livelli di attenzione.
“Dobbiamo tirare una linea netta fra il prima e il dopo, cambiare la classe dirigente”, ha detto invece Roberto Marino, direttore del quotidiano abruzzese Il Centro, perché se la responsabilità è politica “gli amministratori che ricoprivano ruoli politici prima del sisma e non hanno saputo gestire la situazione, mettere in guardia la popolazione da una tragedia annunciata, devono darne conto e assumersene la responsabilità”.
Nella notte, accompagnata anche da esibizioni musicali, c’è stato spazio per ricordi e testimonianze spontanee.
Poi un minuto di silenzio, alle 3.32 in punto.
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