L’AQUILA – L’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari sul periodico della diocesi Vola torna a riflettere sulla situazione della città dell’Aquila prendendo spunto questa volta da sant’Agostino.
Molinari chiarisce innanzitutto il senso dei suoi numerosi interventi sui problemi della ricostruzione utilizzando le parole di Agostino. Il santo vescovo, avendo visto lo sgomento dei cristiano dopo il saccheggio di Roma da parte dei Goti di Alarico, risponde ad alcuni pavidi cristiani che volevano che stesse zitto: “Lungi da me insultare; lungi dal mio cuore e dal mio dolore”.
L’unico obiettivo del vescovo di Ippona è, infatti, quello di aiutare a guardare la loro tragedia con gli occhi della fede: “Che cosa dunque dico quando non taccio di Roma, se non che è falso ciò che dicono loro del nostro Cristo, cioè che sia stato Egli a portare Roma alla rovina, mentre erano stati gli dei di pietra e di legno a difenderla?”. Agostino ama davvero Roma e nutre la speranza nel cuore che la città non perirà. Dice, a proposito: “La città non consiste nelle pareti, ma nei cittadini”. E quindi: “Se i cittadini non periscono, la città non perisce”.
L’arcivescovo riflette sull’insegnamento di Agostinoche è “di grande attualità anche per noi cristiani dell’Aquila”.
Viviamo una crisi nella crisi più grande che ci circonda – continua Molinari – . Sentiamo ogni giorno parlare di ricostruzione. E sembra che il discorso possa essere racchiuso unicamente nei soldi, nelle ordinanze, nei progetti, nei tecnici, nelle decisioni politiche e nel superamento della burocrazia. Certo tutto questo è parte importante nel processo di ricostruzione”. Ma non basta.
Non basta perché la città rischia di perire, se come insegna Agostino, periscono gli stessi cittadini.
“I cittadini periscono se si lasciano guidare solo da interessi egoistici e scelgono la via della menzogna, del compromesso, della rinuncia dalla libertà per essere schiavi del padrone di turno. I cittadini periscono quando credono più all’economia che alla cultura, più alla tecnica che all’arte, più al pettegolezzo che alla verità”.
La città ha bisogno, invece, di cittadini che progrediscono lasciandosi guidare dalla verità dalla speranza e dall’amore autentico a Dio e ai fratelli. “L’Aquila rinascerà più bella di prima- conclude Molinari – se tutti i cristiani dell’Aquila saranno cittadini vivi, appassionati del bene comune, con il cuore traboccante di speranza”.



