L’AQUILA – Nel secondo anniversario del terremoto, L’Aquila appare in una condizione surreale, in uno scenario caratterizzato da edifici messi in sicurezza e pochi cantieri avviati.

C’è poca gente in giro, nella giornata di lutto cittadino, e questo non è dovuto solo al fatto che nel corso della commemorazione notturna, svoltasi in un clima freddo, erano ventimila gli aquilani intervenuti.

Tra i pochi a girare ci sono turisti che si fermano nei luoghi simbolo del terremoto, tra i quali la Casa dello studente.

Il traffico veicolare è molto al di sotto della media, rispetto alle giornate normali, quando, in queste ore, è addirittura snervante.

Molti negozi sono chiusi, come anche molti bar, e per questo ci sono stati disagi per i cittadini, alla ricerca di un punto di ristorazione per il break di metà giornata, visto che gli uffici sono rimasti aperti.

Nelle scuole c’è stata lezione, nelle aule sono stati osservati cinque minuti di silenzio per ricordare le vittime, anche se per alcuni istituti, alla luce dell’autonomia scolastica, i responsabili hanno deciso la chiusura.

UN GRUPPO DI CITTADINI, ”C’E’ IL RISCHIO CHE DIVENTI UNA SAGRA”

La fiaccolata nella notte tra il 5 e il 6 aprile per ricordare le vittime del sisma “rischia di diventare una sagra, sta perdendo lo spirito più profondo”.

È la considerazione di un gruppo di cittadini all’indomani della commemorazione che ha richiamato ventimila persone alla fiaccolata conclusasi a piazza Duomo alle 3.32, ora del sisma.

“Non ci sorprenderemmo se l’anno prossimo dovessero apparire bancarelle oppure furgoni che vendono panini – ha spiegato ancora il gruppo – È una situazione che a nostro avviso tiene lontano molti aquilani da quella che invece dovrebbe essere una manifestazione molto significativa per ricordare un evento tragico che ha cambiato la storia e il volto della nostra città”.

“Durante la fiaccolata si parla di politica, è diventato più un momento di aggregazione, di socialità che senz’altro sono determinanti per la ripresa dell’Aquila, ma non possono ridursi a questa occasione che, nonostante questo fine sia nobile, viene declassata perdendo così lo spirito della commemorazione”.