L’AQUILA – Il pubblico ministero della procura dell’Aquila Simonetta Ciccarelli ha chiuso le indagini preliminari relative a quanto accaduto nella manifestazione Sos L Aquila del 16 giugno 2010, quando 20 mila aquilani sfilarono in corteo e una buona parte di questa folla occupò l’autostrada A24.

Il procuratore ha contestato a 15 persone il reato di interruzione di pubblico servizio per avere occupato per circa 800 metri, insieme a 4 mila manifestanti, il tratto autostradale tra i caselli L’Aquila Ovest e Tornimparte per circa due ore.

Tra gli indagati numerosi esponenti politici: il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore comunale Stefania Pezzopane, il consigliere provinciale Lucia Pandolfi, l’onorevole Giovanni Lolli, il presidente del Consiglio comunale del capoluogo Carlo Benedetti.

Insieme a loro figurano semplici cittadini, consiglieri comunali, rappresentanti dell’assemblea cittadina, che organizzò il corteo, e dei comitati aquilani, in particolare il 3e32.

I nomi degli altri indagati sono Antonio Congeduti, Stefano Frezza, Paolo Alloggia, Sara Vegni, Anna Lucia Bonanni, Alessandro Tettamanti, Alberto Francesco De Matteis, Vito Albano, Gian Luca Totani e Gioacchino Giuliani.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per essere interrogati, per chiedere ulteriori approfondimenti oppure per presentare memorie difensive.

La manifestazione era stata organizzata per sollecitare il Governo a sospendere il pagamento delle tasse e chiedere sostegno all economia dell Aquila.

CIALENTE: ”E’ UN ONORE, IO C’ERO, ALTRI NO”

“Per me è un onore”.

Commenta così ad AbruzzoWeb il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, la notizia di essere stato indagato assieme ad altre 14 persone per aver occupato l’autostrada A24 nel corteo del 16 giugno 2010 “Sos L’Aquila” del 16 giugno 2010.

“Mi sembra strano – sottolinea – che la polizia abbia identificato solo 15 persone su 4 mila, comunque è un onore perché quando abbiamo fatto quel gesto fu molto importante”.

“Nessuno ricorda – prosegue Cialente – che il giorno dopo Silvio Berlusconi firmò l’ordinanza sulle linee guida delle case ‘E’, che stanno ancora lì ferme. Ci volle quella manifestazione sulla quale si accesero i riflettori, come anche quella di Roma a luglio”.

Cialente ne ha anche per la magistratura, a quanto pare. “Strano – ribadisce – che su 4 mila persone il primo nome sia il mio. Forse perché sono il ‘primo cittadino’. Di solito su queste cose non si procede, ma se questo è il clima…”.

Il sindaco sottolinea anche che tra i politici coinvolti non ci siano esponenti di centrodestra.

“Così si comincia a capire chi c’era e chi non c’era – sbotta – Noi manifestavamo mentre altri ci volevano mettere a credere che stavano facendo la zona franca, quando oggi abbiamo scoperto che in Europa se ne parla solo da un mese”.

Stoccata, quest’ultima, rivolta al vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, segugio della Zfu per conto del commissario Gianni Chiodi e che non partecipò al corteo.

Cialente annuncia che “andrò in procura a chiarire, sono sorpreso. Comunque ho fatto tanti sacrifici per L’Aquila, come i cittadini, farò pure questo. E se servirà di nuovo, sono pronto a essere recidivo”.

PEZZOPANE: ”LA DENUNCIA EQUIVALE A UNA MEDAGLIA”

“Manifestare per la ricostruzione dell’Aquila, per la sospensione delle tasse, per la Zona franca è un dovere e sono orgogliosa di essere stata lì, tra la mia gente”.

Anche l’assessore comunale alle Politiche sociali Stefania Pezzopane segue la linea del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e rivendica la manifestazione del giugno 2010, quando fu invasa pacificamente la A24, circostanza che è costato l’avviso di garanzia per “interruzione di pubblico servizio” a 15 persone, tra cui gli stessi Cialente e Pezzopane.

“Mentre politici e rappresentanti istituzionali subiscono processi per ben altri reati – dice la Pezzopane – in questo caso la denuncia equivale per me a una medaglia d’oro”.

“Il 16 giugno del 2010 eravamo migliaia a manifestare uniti per lo stesso motivo. C’era il Comune dell’Aquila, c’erano decine di altri sindaci e amministratori e c’erano anche tanti cittadini – ricorda – che hanno lottato e stanno lottando per la loro città. Erano decine i gonfaloni dei Comuni”.

“Lottavamo cercando l’attenzione del governo, del commissario, Gianni Chiodi, e dei mezzi d’informazione – aggiunge la Pezzopane – che in gran parte occultavano, e molti occultano ancora, la tragedia aquilana”.

“Ho ricevuto stamattina decine di messaggi e di telefonate di aquilani pronti ad autodenunciarsi. Ogni volta che sarà necessario tornerò a lottare per la mia città. Quando ci sono 20 mila cittadini a chiedere con dignità l’aiuto dovuto – conclude – il reato è quello di non esserci”. (alb.or.)