L’AQUILA – Tempi di tagli, accorpamenti, riduzione di personale e incertezze anche per le Camere di commercio abruzzesi, gli enti di supporto e assistenza al sistema delle imprese.
La mannaia è questa volta rappresentata dalle misure, in attesa di decreti attuativi, contenute nella riforma della pubblica amministrazione firmata dal ministro Mariannia Madia, che imporrà la riduzione del loro numero in Italia da 105 a 60, ridurrà il numero dei componenti del consiglio e delle giunte.
Riconfermerà poi la riduzione dei diritti annuali a carico delle imprese, che rappresenta l’unica fonte di sostentamento per le Camere di commercio, fino al 50 per cento del 2017, con una riduzione a regime di 400 milioni circa delle entrate previste per gli enti post-riordino.
Un alone di mistero, però, avvolge ancora il capitolo sui compiti e sulle funzioni delle nuove Camere di commercio, che non dovranno in nessun caso sovrapporsi ad altre funzioni pubbliche.
I presidenti delle quattro camere di Commercio abruzzesi, davanti a questa rivoluzione, si dividono tra chi come Lorenzo Santilli presidente della Camera di Commercio dell’Aquila e di Unioncamere, parla di una riforma sbagliata che sarà pagata dalle imprese che perderanno importanti servizi, e chi come il presidente della Camera di Commercio di chieti Roberto Di Vincenzo e di quella di Pescara Daniele Becci pongono l’accento sulla necessità di reinventarsi, mostrando i vantaggi della fusione quasi compiuta che anticipa i tempi, tra gli enti camerali da loro diretti.
Il presidente della Camera di Commercio di Teramo, Domenico Di Sante, sottolinea a tal proposito che l’unione con L’Aquila sarà necessaria, e che l’aspetto peggiore della riforma è la mancanza di certezze sulle future funzioni che le Camere di commercio saranno chiamate a svolgere.
Il riordino sarà poi pagato inevitabilmente anche con la perdita di posti di lavoro, temono i sindacati di categoria, già sul piede di guerra.
L’ipotesi che circola è quella di un taglio agli organici delle Camere di commercio del 15 per cento: a conti fatti, in Italia 1.000 unità sulle quasi 7000.
Dei circa 250 dipendenti delle quattro camere di Commercio abruzzesi, a rischio dunque una trentina di posti, in particolare impiegati nei tre Centri di ricerca: il Cresa, Centro interni e Centro esteri.
“Questa riforma di oggettivo ridimensionamento delle Camere di Commercio – commenta ad Abruzzoweb Lorenzo Santilli – è l’inevitabile conseguenza del taglio delle entrate, ovvero del diritto camerale, che a regime sarà dimezzato. Va ricordato infatti che le Camere di commercio non gravano, come costi, sul bilancio dello Stato, ma vivono proprio di questo diritto camerale pagato dalle aziende”.
Tagli che alla fine non produrranno benefici ma solo disagi alle aziende, assicura Santilli.
“Ogni azienda in media paga un diritto camerale di 96 euro l’anno – fa due conti il presidente – a regime, il risparmio sarà di appena 5,25 euro al mese. Con la conseguenza però che depotenziando le Camere di commercio non potranno più godere di tanti servizi in termini di promozione rete di solidarietà e sussidiarietà”.
Saranno cioè inevitabilmente ridotti i contributi e i finanziamenti alle imprese per la promozione del territorio e del turismo, il sostegno all’innovazione, digitalizzazione e accesso mercati esteri. Verrano meno le misure di sostegno al credito, i servizi di conciliazione e mediazione e delle camere arbitrali.
Si rischia dunque lo stop al servizio di marchi e brevetti a tutela della proprietà industriale, dei corsi di formazione imprenditoriale e degli studi sull’economia del territorio.
C’è poi la partita obbligata degli accorpamenti: la Camera di Commercio dell’Aquila dovrà fondersi necessariamente con quella di Teramo, visto che nessuna delle due supera il bacino minimo delle 75 mila aziende rappresentate.
Seguendo le orme delle Camere di commercio di Chieti e Pescara, che di fatto già operano come un solo ente, in attesa dell’unificazione formale con le elezioni del Consiglio camerale unico, composto da 33 membri, previsto a luglio 2016.
A proposito di fusione tra Teramo e L’Aquila Domenico Di Sante, presidente della Camera di commercio di Teramo, conferma “che il processo è avviato, c’è la volontà dichiarata di unirci, anche perché questa riforma ci ha azzoppato e si impone dunque di utilizzare le minori risorse nel migliore dei modi”.
Di Sante sgombra il campo da eventuali conflitti territoriali e di campanile, che puntualmente emergono con gli accorpamenti di enti, nel decidere ad esempio dove localizzare la direzione centrale.
“Non sono importanti il numero civico e la città dove sarà localizzato l’ufficio del futuro presidente e del suo staff. L’importante è che le aziende potranno trovare gli stessi sportelli che erogano i servizi, sul loro territorio, all’Aquila, a Teramo e altrove, come avviene ora”.
Altro discorso è quali servizi gli sportelli delle Camere di commercio potranno erogare, perché, sottolinea Di Sante, “l’aspetto forse più discutibile di questa riforma ancora in forma di bozza, è che non dice cosa gli enti camerali dovranno fare, quali servizi e funzioni resteranno e come saranno finanziate e quali saranno perse”.
Il presidente della Camera di commercio di Chieti Di Vincenzo, infine, invita a guardare il bicchiere mezzo pieno.
“Ci stiamo riformando per ridurre i costi di gestione, in modo strutturale, spinti dalla necessità di far fronte ai consistente riduzione delle nostre entrate. Ci dobbiamo reinventare, e il processo già avanzato di unificazione degli enti camerali di Pescara e Cheti in un unico organismo, che arriverà a definitivo compimento a luglio, è solo il primo passo nella consapevolezza, prima di tutto come imprenditori, che le Camere di commercio svolgono un ruolo insostituibile di supporto alle aziende, si pensi solo alla partita decisiva in questa congiuntura, dell’internazionalizzazione e della conquista di mercati esteri per incrementare l’export”.
Resta il nodo occupazionale, della riduzione dei posti di lavoro come conseguenza, temuta dai sindacati, di questa generale riorganizzazione.
“Il rischio è concreto – si limita a commentare Di Vincenzo – ma per avere un quadro esatto della situazione occorre prima conoscere i contenuti dei decreti attuativi della riforma e le nuove funzioni che saranno attribuite alle Camere di commercio”.
Non ha invece timori di perdite di posti di lavoro il collega Becci.
“Non c’è nulla di ufficiale e certi media stanno facendo troppo allarmismo – ammonisce -. Detto questo, i tagli dei diritti camerali ci hanno obbligato alle fusioni per eliminare i servizi fotocopia e razionalizzare la spesa. Però gli esuberi non saranno molti e potranno essere assorbiti con i prepensionamenti e la mobilità in antri enti. Non dimentichiamo che gli addetti delle Camere di commercio sono dipendenti pubblici e hanno comunque buone tutele”.
“Le camere di commercio sono preziose per le piccole medie aziende. Che non ha soldi e professionalità per azioni di internazionalizzazione. Su questo fronte, causa dei tagli, la nostra camera di commercio avrà molte risorse in meno e questo si tradurrà in meno mercati dove esportare e minor crescita di fatturati e posti di lavoro per le nostre aziende”.





