L’AQUILA – Risolto il giallo dell’“appalto riassegnato” da 7 milioni di euro per la ricostruzione del teatro comunale “Nazzareno De Angelis” dell’Aquila, passato di mano dai primi ai secondi classificati della gara a poche settimane dalla consegna dei lavori e poi finito tra le carte giudiziarie dell’inchiesta “Betrayal” su tangenti nella ricostruzione dei beni culturali.
Un appalto svolto tra le polemiche perché inizialmente aggiudicato alla Mbf di Arezzo, che aveva già eseguito i puntellamenti da circa 1 milione, con affidamento diretto del vice commissario poi arrestato ai domiciliari Luciano Marchetti.
La revoca dell’aggiudicazione alla società toscana, capofila di un’associazione temporanea (Ati) con la Cobar di Bari che si era inizialmente aggiudicata l’opera, è arrivata perché Mbf ha presentato un’istanza di concordato al tribunale aretino, che a oggi deve ancora decidere sull’ammissibilità.
In questa situazione di stallo, a optare per la revoca, quando era ancora nel pieno delle sue funzioni, è stato il direttore generale dei Beni culturali per l’Abruzzo, Fabrizio Magani.
Il funzionario pubblico oggi è in carica solo per l’ordinaria amministrazione, in attesa di proroga dal ministero, e di recente è rimasto coinvolto anche in una inchiesta giudiziaria: è infatti indagato per turbativa d’asta in un nuovo filone dell’indagine.
“Tutto è bloccato in attesa della pronuncia dei giudici e l’Ati prima classificata non è in condizione di firmare il contratto per il teatro perché la giurisprudenza è incerta”: questo deve essere stato il ragionamento di Magani in assenza del via libera del tribunale.
Anche se, ha evidenziato qualcuno, in questa fase di attesa le ditte avrebbero potuto comunque continuare a lavorare secondo una giurisprudenza precedente.
L’operato di Magani è stato contestato dai protagonisti anche per una carenza di informazioni, ma il funzionario patavino ha tirato dritto. Di qui la revoca dell’aggiudicazione provvisoria e l’assegnazione definitiva al Consorzio Conscoop di Forlì, che a dicembre era arrivato secondo.
Mbf e Cobar hanno comunque deciso di non impugnare in giudizio la decisione di Magani. Secondo quanto si apprende, hanno opposto una protesta blanda con una serie lettere di diffida, minacciando ricorsi, ma poi non hanno dato seguito a quell’intenzione.
Sempre da quanto appreso, Cobar in particolare sembrava molto decisa a tentare di difendere l’appalto attraverso il lavoro degli avvocati, ma la capofila ha tirato il freno e a quel punto i pugliesi si sono accodati alla linea morbida, rinunciando alla succosa commessa.
La Mbf, tra l’altro, era già stata assegnataria del primo intervento di consolidamento dell’edificio, da 865 mila euro, dopo i danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009, attraverso l’affidamento diretto da parte dell’allora vice commissario per la Tutela dei beni culturali Marchetti, ora indagato per corruzione e turbativa d’asta nell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo.
L’appalto prevede il restauro del teatro mantenendo 500 posti, con la possibilità di rimuovere le poltrone di sala per l’allestimento di spettacoli a scena centrale, la realizzazione di una buca d’orchestra, un bar nel foyer del piano terra e un caffè letterario, nuovi laboratori, camerini e uffici, adeguamento degli impianti di riscaldamento ed elettrici, l’abbattimento, dove possibile, delle barriere architettoniche.
La durata dei lavori deve essere di 870 giorni naturali e consecutivi di cui 60 per la progettazione esecutiva e 810 per l’esecuzione.
Secondo quanto diffuso nei mesi scorsi da AbruzzoWeb, a contestare il corretto svolgimento della gara sono state però, fin da subito, alcune delle 12 imprese escluse, e che hanno inoltrato richiesta di accesso agli atti sui criteri di nomina della commissione di gara.
Perplessità sono state espresse anche a causa dei tempi contingentati per i sopralluoghi obbligatori in cantiere, solo sette giorni tra luglio e agosto 2013; cantieri che invece la Mbf conosceva molto bene, avendoci lavorato per i primi interventi di consolidamento. E hanno fatto discutere alcune anomalie riscontrate in occasione dell’apertura delle buste.
Dubbi sulla Mbf erano poi stati avanzati dagli organi di stampa per la sua situazione debitoria. A gennaio 2014, subito dopo essersi aggiudicato con la sua azienda l’appalto del teatro comunale dell’Aquila, Piero Mancini è stato infatti indagato dalla procura della Repubblica di Arezzo con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società “Mancini Group srl”, dichiarato con sentenza di insolvenza il 22 agosto.



