L’AQUILA – “Norma killer” sulla restituzione delle tasse, manco 10 giorni dopo il sospiro di sollievo già ci risiamo!

Se tre indizi fanno una prova ormai è chiaro che il governo italiano vuole che 7 mila imprese terremotate restituiscano al 100% i tributi sospesi nei mesi successivi a sisma del 6 aprile 2009, una partita da 500 milioni di euro.

Una volontà in ossequio alle rimostranze dell’Unione europea, ma non in presenza di una procedura d’infrazione già conclusa o almeno avviata, bensì solo per compiacere i dubbi dei burocrati di Bruxelles. E come aggravante, tutto ciò a dispetto di una legge dello Stato, cosiddetta “legge Letta”, tuttora in vigore e che fissa uno sconto del 60% oltre che la dilazione in 10 anni.

Dopo la mossa di dicembre 2012 dell’allora ministro Fabrizio Barca con un emendamento alla finanziaria, dopo il bis dello scorso giugno con un articolo della legge comunitaria 2013, arriva anche il terzo tentativo di cambiare le carte in tavola con un emendamento alla legge di conversione del “decreto lavoro”, in questi giorni in discussione al Senato.

I relatori, il lombardo Salvatore Sciascia del Popolo della libertà e la toscana Maria Grazia Gatti del Partito democratico, con un loro emendamento propongono di aggiungere un articolo “11 bis” al decreto che ripropone la solita tiritera: la riduzione fino al 40% sarà possibile solo per le imprese che secondo certi criteri dimostreranno danni “diretti” subìti in conseguenza del sisma delle 3.32 con una perizia da presentare entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, non ancora approvata.

Una mannaia che rischia di fare secche migliaia di imprese abruzzesi che non riusciranno a dimostrare il nesso causale e tutto ciò, va ancora ricordato, senza nessun “diktat” della Ue ma solo un “consiglio” che, però, a quanto pare il governo ha tanta voglia di ascoltare.

La notizia si è diffusa progressivamente nel corso della giornata di oggi e ha già suscitato alcune reazioni sdegnate.

Il presidente della II Commissione del Consiglio regionale, Luca Ricciuti, ha sbottato che “non si può far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, l’Italia deve usare il diritto di veto che l’Italia ha come Paese fondatore per ottenere la conferma della restituzione al 40%”.

Furioso anche il responsabile ricostruzione di Confindustria L’Aquila, Ezio Rainaldi. “A Roma qualcuno ha cercato di fare una ‘sveltina’, la stessa ‘fregatura’ da cui ci siamo salvati poco tempo fa. Le tasse per le nostre imprese sono una questione di vita o di morte, è ora di dire basta. In ballo ci sono 500 milioni, non si può più scherzare”. Alberto Orsini