L’AQUILA – C’è un altro, importante, provvedimento di commissariamento di una impresa finita al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila su presunte mazzette sugli appalti del Ministero dei beni culturali per la ricostruzione di monumenti e chiese danneggiati dal terremoto del 2009: dopo quelli della Fracassa di Teramo relativo alla commessa per il recupero della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio e della Edil Co. di Matera per l’Abbazia Celestiniana di Sulmona, il prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi, ha decretato la “misura di sostegno e monitoraggio” per la società cooperativa L’Internazionale che all’Aquila sta lavorando, da anni, al recupero del teatro comunale, di proprietà del Comune.
Il provvedimento coinvolge l’impresa con sede ad Altamura (Bari), che nel 2014 si è aggiudicata i lavori, finanziati dal Cipe due anni prima, per un importo complessivo di 5,8 milioni di euro, e il cui presidente Vito Giuseppe Giustino era finito ai domiciliari.
Questa volta la misura, della durata di sei mesi, riguarda anche tutta l’attività dell’impresa che ha commesse in Puglia e nel resto dell’Italia. Come del resto accaduto per Edil Co., mentre per Fracassa il commissariamento ha riguardato la sola commessa della Torre medicea.
È stato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, al quale erano stati inviati dell’inchiesta dalla Procura della Repubblica, il 30 maggio a proporre alla Prefettura l’adozione della misura, arrivata il 17 luglio scorso, proprio alla luce dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila del 7 luglio 2017, che ha visto finire nel registro degli indagati 35 persone in tutto, tra imprenditori, funzionari del Ministero dei beni culturali e della Soprintendenza e professionisti, per presunte atti di corruzione negli appalti per la ricostruzione di alcune chiese nell’Aquilano e a Sulmona, oltre che dello stesso teatro comunale del capoluogo.
Dopo l’avviso di conclusione delle indagini sono state 26 le persone rimaste nell’inchiesta, molte delle quali con posizioni più gravi.
Tornando al teatro comunale, i lavori erano ripresi nel settembre scorso dopo una lunga sospensione dovuta anche all’inchiesta, e al cambio del responsabile unico del procedimento e del direttore dei lavori.
Il Mibact è stato costretto anche a far effettuare ulteriori indagini sulla struttura, perché, leggendo le carte dell’inchiesta, in particolare dalle intercettazioni sarebbero emersi dubbi tecnici ed errori di costruzione, come l’assenza di una relazione geologica, sull’intervento di restauro e recupero di un edificio storico e culturale che dopo oltre nove anni dal sisma non è stata ancora riconsegnata alla città.
Protagonisti del capitolo sul teatro nell’inchiesta penale, tutti e tre finiti ai domiciliari, sono Lionello Piccinini, geometra dipendente del Segretariato generale del Mibact e ormai ex responsabile unico del procedimento, Leonardo Santoro, geometra della cooperativa l’Internazionale, e Antonio Zavarella, presidente della commissione di collaudo.
La società cooperativa pugliese L’Internzionale è oggi presieduta da Francesco Cornacchia e, si legge nel provvedimento del prefetto, “a seguito di avvenuto accesso agli atti, ha trasmesso una documentata memoria concernente il procedimento in questione, chiedendone l’archiviazione”.
La ditta, a sostegno delle proprie tesi, ha infatti spiegato, tra le altre cose, “la sopravvenuta carenza del reato presupposto per l’adozione” della misura del prefetto, “dal momento che, in sede di avviso di conclusione delle indagini preliminari, il reato in origine contestato agli indagati è stato derubricato nella contestazione del reato meno grave, non rientrante nel novero dei reati presupposto delle misure anti-corruttive in questione”.
E, ancora, “la sopravvenuta revoca di tutte le misure cautelari” e “i soggetti interessati dal procedimento penale, già in epoca antecedente all’avvio del procedimento erano stati estromessi dalla governance dell’Internazionale e quindi non erano e non sono più in grado di condizionare la gestione della società”.
Argomentazioni evidentemente non condivise dalla Prefettura, che il 17 luglio scorso ha proceduto al commissariamento.
All’impresa resta la possibilità di ricorso al Tar entro sessanta giorni. Al professionista Fabrizio Colella, 50enne di Bari, il prefetto ha affidato l’incarico di attuare la misura nelle vesti di commissario.
Stando all’avviso di conclusione delle indagini, nei confronti dei rappresentanti della società cooperativa è stata derubricata la turbativa d’asta ma il castello accusatorio è rimasto in piedi con il concorso nei falsi e aggravato dal fatto che le indagini hanno fatto emergere in relazione alla posizione di Antonio Zavarella, il doppio ruolo di presidente della commissione di collaudo e la condizione di dipendenza dall’Internazionale.



