MILANO – Nei primi interrogatori di stamani nel carcere milanese di San Vittore, quattro degli indagati finiti in carcere nella maxi inchiesta della Dda milanese con al centro tangenti, appalti pilotati e finanziamenti illeciti, hanno deciso di non rispondere al gip di Milano Raffaella Mascarino.
Tra gli arrestati, il vice coordinatore lombardo di Forza Italia e candidato alle europee, Pietro Tatarella, l’ex coordinatore provinciale di Fi a Varese, Gioacchino Caianiello, Daniele D’Alfonso imprenditore nel settore dei rifiuti e delle bonifiche ambientali accusato pure di aver favorito la ‘ndrangheta e ai domiciliari il sottosegretario forzista abruzzese all’area Expo della Regione Lombardia Fabio Altitonante.
Tra gli interrogati Alessandro Petrone, ormai ex assessore all’Urbanistica ed Ambiente del Comune di Gallarate (Varese) e ritenuto il “braccio destro di Gioacchino Caianiello, sul versante amministrativo ed istituzionale del Comune di Gallarate”.
Interrogati anche Piermichele Miano, un professionista anche lui legato a Caianiello, Leonida Paggiaro, ritenuto nell’indagine uno dei corruttori soprattutto in relazione ad un ‘piano di governo del territorio’, e Alessandro Crescenti, anche lui accusato di corruzione e che figura nelle imputazioni assieme a Caianiello.
Anche loro tre hanno scelto di non rispondere al gip, così come l’ex assessore di Gallarate Petrone che dopo l’arresto ha rimesso le deleghe.
In sostanza, da quanto si è saputo, nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Alessandra Dolci e dai pm Adriano Scudieri, Luigi Furno e Silvia Bonardi, viene contestato l’abuso d’ufficio al governatore della Lombardia Attilio Fontana perché gli inquirenti sospettano che Marsico sia stato nominato per quell’incarico in Regione solo in quanto ex socio di studio del Governatore, malgrado quella nomina fosse passata per un “avviso pubblico” di selezione a cui hanno partecipato 60 candidati.
La nomina è stata effettuata con una delibera dello scorso ottobre, che gli investigatori sono riusciti ad acquisire formalmente soltanto ieri. Lo scorso fine settimana, da quanto si è saputo, hanno avuto il riscontro documentale dell’esistenza di quella nomina, anche perché gli inquirenti avevano cercato, ma senza risultati positivi, da fonti aperte e tramite accertamenti quale “soluzione alternativa” Fontana avesse trovato come incarico per l’ex socio, dopo che aveva rifiutato, senza denunciare, la proposta corruttiva dell’ex coordinatore provinciale di FI a Varese Gioacchino Caianiello.
In alcune intercettazioni effettuate dopo la richiesta di misure cautelari per le 43 persone coinvolte nella maxi indagine della Dda, da quanto si è saputo, lo stesso Caianiello, però, avrebbe fatto proprio riferimento al nuovo incarico di Marsico precisando anche le cifre corrisposte all’avvocato, ossia 11.500 euro come emolumento annuale e 185 euro come gettoni di presenza.
A partire proprio da queste intercettazioni gli inquirenti sono andati a cercare la delibera di nomina e hanno avuto un riscontro già lo scorso fine settimana, hanno iscritto nel registro degli indagati Fontana già nei giorni scorsi, probabilmente lunedì scorso, e poi hanno acquisito la delibera ieri.
Hanno ascoltato anche una serie di testimoni ieri, tra cui anche lo stesso Marsico, e da alcuni testi, stando a quanto si è appreso, sarebbero arrivate anche parziali ammissioni.
Secondo i pm, Fontana avrebbe anche violato il dovere di astensione per conflitto di interessi, anche se il Governatore dopo l’elezione al Pirellone aveva ceduto le sue quote dello studio alla figlia.
“Con riferimento alle recenti vicende giudiziarie, Amsa informa di aver predisposto la sospensione delle persone interessate da misure cautelari”: è quanto si legge in una nota della società municipalizzata milanese, che ha “convocato un Cda straordinario per deliberare la revoca dei poteri conferiti al responsabile operativo e contestualmente il conferimento di nuovi poteri”, dopo che Mauro De Cillis, responsabile operativo di Amsa, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Dda.
“E’ stato infine costituito un comitato gestionale per garantire la piena efficienza dell’Azienda. Amsa, ribadendo la piena fiducia nel lavoro della Magistratura – conclude la nota – assicurerà la continuità e la qualità dei servizi che da sempre contraddistinguono il suo operato”.



