L’AQUILA – Dopo un anno e mezzo di annunci, polemiche, rinvii, finte, passettini in avanti e immediate retromarce, si mette in moto la macchina legislativa che porterà al taglio delle indennità e di alcuni privilegi dei consiglieri regionali e degli assessori della Regione Abruzzo.

Giovedì prossimo, 8 luglio, infatti, la commissione Bilancio prenderà in esame la proposta di testo unico, varata dopo una gestazione molto lunga, dopo un’analisi approfondita dei tecnici dell’ufficio di presidenza e firmata in primis dal presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano.

Ed è il caso di dire “Era ora!”, visto che sia lo stesso Pagano, sia il presidente della Giunta, Gianni Chiodi, avevano annunciato il taglio delle indennità all’indomani della vittoria della coalizione di centrodestra delle Regionali. Anche perché, il taglio era pure nel programma di mandato.

Una promessa rimasta “da marinai” per un bel po’, e che ora invece vede relativamente vicino l’approdo in porto. Certo la rosicata per aver visto il Partito democratico abbassarsi autonomamente del 10 per cento gli indennizzi potrebbe aver avuto un ruolo nell’accelerare un po’ i tempi.

L’approvazione avverrà a marce forzate, secondo il passo deciso dal presidente della commissione Bilancio, Emilio Nasuti. L’idea che stuzzica la maggioranza è quella di riuscire ad approvare nella stessa seduta di giovedì il provvedimento, per poi chiudere i conti in Consiglio prima della pausa estiva, quindi entro il mese di luglio. Visto il tema delicato, che va a incidere direttamente nelle tasche dei consiglieri, non sarà uno scherzetto farcela.

La bozza prevede provvedimenti istantanei e altri nel medio periodo. Immediatamente verrà falciato il 10 per cento dell’indennità base, che oggi ammonta a circa 7.600 euro. Dalla prossima legislatura, l’indennità passerà dal 65 al 55 per cento dell’emolumento base dei parlamentari. Criteri più stretti anche per quanto riguarda il vitalizio. L’età minima di accesso al privilegio per un consigliere con una sola legislatura passa da 55 a 65 anni. Sarà di 60 per chi ha due legislature.

La scelta di cominciare dalla prossima legislatura è stata pensata per salvaguardare i diritti acquisiti: una mossa necessaria per ottenere un placet, a larga maggioranza o all’unanimità, di consiglieri che lasceranno in eredità l’austerity al nuovo Consiglio regionale.

Altre norme sono raggruppate in quello che ha preso il nome informale di “meccanismo etico”: il divieto di cumulo con altre indennità se il consigliere ha altri ruoli politici e una sanzione di 400 euro, il doppio del gettone di presenza, se il consigliere senza giustificazione salta una seduta del Consiglio o non partecipa ad almeno una votazione di un provvedimento in commissione. Ultima sforbiciata sui gruppi consiliari: la proposta punta a ridurne il numero e a evitare i monogruppi.