SULMONA – Nuovo suicidio nel carcere di Sulmona (L’Aquila), questa volta nella sezione internati.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, un detenuto egiziano di 66 anni, Mahmoud Tawfic, si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella con un pezzo di lenzuolo.
Da quanto si è appreso, da tempo l’uomo, rinchiuso da anni, soffriva di una forte depressione.
L’allarme è scattato dopo le 20, ad accorgersi dell’accaduto sono stati altri detenuti che hanno avvisato i secondini.
Il medico del carcere è intervenuto nel tentativo di rianimare l’uomo, ma ha potuto solo constatarne il decesso.
Sono già scattate due inchieste sull’accaduto. La prima, interna, è stata ordinata dal direttore del carcere, Sergio Romice.
Inoltre, il procuratore della Repubblica Federico De Siervo procede per conto suo e ha già fissato l’autopsia per domani
È la prima morte in quello che è tristemente noto come il “carcere dei suicidi”. Due quelli del 2010, ma con altri 14 tentativi falliti.
DOMANI L’AUTOPSIA
SULMONA – È stato fissato per domani pomeriggio l’esame autoptico sul corpo di Mahmoud Tawfic, il detenuto egiziano di 66 anni che si è suicidato nella tarda serata di ieri nella sua cella del reparto internati del carcere di Sulmona.
Lo ha deciso il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona, Federico De Siervo, che ha affidato l’esame all’anatomopatologo, Ildo Polidori.
Al medico legale è stato chiesto di accertare le cause che hanno portato al decesso del detenuto.
Secondo il primo sopralluogo effettuato dalla polizia scientifica del commissariato di Sulmona, appena successo il fatto, Tawfic, che era affetto da problemi psichici, si sarebbe impiccato alla grata della sua cella utilizzando un lembo del lenzuolo.
Il detenuto stava scontando un periodo di casa di lavoro che gli era stato assegnato dal giudice di Sorveglianza nel mese di dicembre perché ritenuto socialmente pericoloso.
Il detenuto era tornato in libertà nel giugno del 2010 dopo aver scontato una lunga pena, trascorsa proprio nel penitenziario di Sulmona.
PETRILLI (PD): ”E’ UN CIMITERO PER VIVI”
L’AQUILA – “L’ennesimo suicidio in quel luogo invivibile che è il carcere di Sulmona”.
Così Giulio Petrilli, responsabile provinciale del Partito democratico per il dipartimento diritti e garanzie, commenta l’ultimo caso di detenuto che si toglie la vita avvenuto ieri nel penitenziario peligno.
“La vita nelle carceri italiane è durissima – spiega – con un sovraffollamento molto alto, quasi il doppio della capienza consentita, ma nel carcere di Sulmona diventa infernale, poi la sezione internati è veramente impressionante. Non ci sono parole per poterla descrivere, detenuti accalcati dentro celle anguste molto spesso a scontare non un reato, ma una presunta pericolosità sociale”.
“Dovrebbero lavorare – attacca Petrilli – ma non c’è lavoro e per i pochi che hanno questa fortuna ci sono stipendi mensili che variano dai 30 ai 70 euro. L’assistenza sanitaria è praticamente nulla. A fronte di quattrocento detenuti, metà dei quali con patologie psichiche, c’è un solo psichiatra part-time”.
“Dentro quel carcere – osserva l’esponente Pd – il tempo non scorre mai, tanto che tutti gli orologi delle sezioni sono fermi, perché il detenuto deve capire che lì è un cimitero per vivi. Il 30 settembre scorso scrissi al ministro della Giustizia Alfano affinché venisse a verificare di persona la vita nel carcere di Sulmona. Non ho avuto nessuna risposta e nessuna visita del ministro è avvenuta”.
SARNO (ULI-PA): ”GIA’ SEGNALAMMO L’INADEGUATEZZA STRUTTURALE DELLA SEZIONE INTERNATI”
SULMONA – “Da tempo abbiamo posto il problema dell’inadeguatezza strutturale della sezione internati a Sulmona”.
Lo afferma Eugenio Sarno, segretario nazionale della Uil-pa Penitenziari, che aggiunge: “Per questa tipologia di reclusi occorrono ambienti ben diversi. Purtroppo al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, evidentemente, sono distratti dalla fregola edificatrice per interessarsi di cose reali”.
Nel 2010 al supercarcere di Sulmona si sono contati 2 suicidi, i 14 tentati suicidi, e oltre 28 aggressioni a danno del personale.




