LANCIANO – “A conferma che le nostre carceri non sono sicure. Lo aveva detto pubblicamente che si sarebbe tolto la vita e lo ha fatto e cosa più grave gli è stato permesso. E sono insopportabili quelli che festeggiano la sua morte che si aggiunge al sangue del femminicidio compiuto”.

È la riflessione di Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra italiana in Abruzzo in merito al suicidio in carcare a Lanciano (Chieti), di Giovanni Carbone, il 39enne originario di Matera, che lunedì scorso ha ucciso a Miglianico (Chieti), la compagna Eliana Maiori Caratella (41).

“Doveva essere processato e doveva scontare il suo crimine orribile – osserva Licheri – Doveva essere fermato prima e non è stato fatto nonostante i suoi comportamenti aggressivi nei confronti della vittima barbaramente uccisa. Invece come spesso accade nei nostri istituti penitenziari giustizia non è stata fatta. Né prima, né dopo, né durante”.

“Così – aggiunge – moltiplichiamo le vittime invece che ridurle, e i cittadini diventano tifosi di una silenziosa e quotidiana guerra in cui non solo il patriarcato regna e trionfa culturalmente ma la guerra tra poveri trasforma tante e tanti in assatanati di sangue che non chiedono un cambiamento culturale ma la testa delle persone come fossimo all’eta della pietra”.

“Vogliamo giustizia, non giustizialismo, vogliamo diritti, non femminicidi e lapidazioni. Stop alla violenza sulle donne, ma nessuno tocchi Caino”, conclude.