L’AQUILA – L’ipotesi dell’ingegnere teramano Domenico Di Baldassare, sulla localizzazione della città italica di Superaequum non viene giudicata credibile nè opportuna dai depositari della ufficialità in materia archeologica: ha creato molta irritazione e provocato imbarazzo e polemiche negli uffici della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo, quanto riferito dallo studioso di storia antica ad Abruzzoweb.
Questo secondo quanto trapelato all’interno della stessa Soprintendenza, guidata dall’architetto Cristina Collettini, confermata ad inizio agosto fino a dicembre 2026, ma che andrà a dirigere, vinto un concorso pubblico, dal 1 dicembre, il castello del Buonconsiglio di Trento.
Questa testata ha contattato dunque Collettini, che però non ha inteso rilasciare dichiarazioni sulla questione, e ha chiesto gentilmente di inviare formale richiesta alla Soprintendenza “per avere un formale parere tecnico scientifico”, a cura degli archeologi ed esperti dell’ente.
Di Baldassarre, (qui l’articolo) in base ai suoi studi, ha avanzato l’ipotesi secondo la quale la città del popolo italico dei Peligni, si trovava sulla sommità del colle La Ira, in prossimità di Secinaro, nella valle Subequana in provincia dell’Aquila, e non come altri ritengono in prossimità di Castelvecchio Subequo, qualche chilometro più a valle, auspicando dunque “una campagna di saggi archeologici da parte della Soprintendenza per riportare alla luce una un sito archeologico dalla straordinaria valenza storica, culturale e anche turistica”. A supporto della sua tesi tracce e documentazioni sulla presenza nell’area del colle La Ira anche di numerosi templi.
Dentro la Soprintendenza si obietta però che Di Baldassarre non avrebbe l’autorevolezza scientifica per esprimere pareri così circostanziati e perentori su questioni di valenza tecnica e già oggetto di studi da parte dell’archeologia ufficiale, degli addetti a lavori. Dunque la la linea di condotta è quella, ancora una volta, di non replicare in alcun modo a mezzo stampa.
Come avvenuto del resto, da parte però questa volta del Segretariato regionale Abruzzo, competente in materia, con il regista pescarese Alessio Consorte, secondo il quale addirittura la statua del Guerriero di Capestrano, assurto a simbolo dell’Abruzzo nel gonfalone della Regione, sarebbe un falso. Un silenzio che però di fatto ha dato campo libero a Consorte la cui tesi è stata ripresa anche da testate nazionali, e ha avuto un buon seguito sui social, a maggior ragione dopo che una sentenza del Tar di Pescara ha intanto imposto al Ministero della Cultura di consegnagli i risultati delle analisi chimiche con metodo XRF effettuate sul Guerriero e altri reperti.
Nell’intervista a Di Baldassarre, in Soprintendenza è stato anche segnato con l’evidenziatore una affermazione dello studioso secondo il quale per definire la localizzazione di Superaequum, “fondamentale è stata anche la raccolta di campioni di ceramica diffusa sul territorio prevalentemente nelle poche aree lavorate”.
Abruzzoweb ha dunque ricontattato Di Baldassarre, per avere certezza che tutto il materiale reperito era stato consegnato alla Soprintendenza, come prevede la legge, e l’ingegnere ha subito consegnato a questa testata copia di un documento del 6 settembre che prova la consegna di due cassette di reperti archeologici provenienti dal colle La Ira di Secinaro e anche da colle San Valentino della vicina Goriano Valli.
Cassette contenenti per l’esattezza i seguenti reperti trovati a Secinaro, ” 2 frammenti lapidei, 71 frammenti ceramici, 28 frammenti di intonaco dipinto”, mentre provenienti da Goriano Valli sono stati consegnati, “18 tessere di mosaico in pietra, 4 frammenti ossei anımalı, 2 frammenti di intonaco bianco, 2 elementi in ferro tubuları, 1 fibula ad arco semplice in bronzo, 4 frammenti ceramici pertinenti ad un balsamario, 18 frammenti ceramici pertinenti ad una decorazione architettonica”. Filippo Tronca




