ROMA- L’America sceglie. Alle elezioni di midterm è in gioco il controllo del Congresso, attualmente in mano ai repubblicani: in palio tutti i 435 seggi della Camera, oltre un terzo dei 100 del Senato e 36 governatori. Ma per molti si tratta di un referendum su Donald Trump. ‘Sono le midterm più importanti della storia, non consentiremo ci portino via l’età dell’oro: fermiamo jihadisti e comunisti’, ha detto il tycoon nell’ultimo comizio a Washington.

ùDemocratici in vantaggio in tutti i sondaggi, ma il tycoon non molla. La Corte Suprema Usa ha respinto la richiesta dell’amministrazione Trump per imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali per corrispondenza sull’ipotesi che possano essere state consegnate a persone non cittadine americane.

Si rinnovano le principali istituzioni federali: il Congresso, il Parlamento federale, composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato. E, indirettamente, si determina quanto spazio avrà la Casa Bianca per realizzare il proprio programma nei due anni successivi. Per questo sono elezioni cruciali.

Le midterm si tengono ogni quattro anni, a metà del mandato presidenziale (da qui il nome), il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Non servono a scegliere il presidente e il vicepresidente (non vengono rieletti né sfiduciati), nonostante se ne misuri in qualche modo il livello di consenso nel Paese.

Un’onda blu senza precedenti, non paragonabile a quelle precedenti, che potrebbe attraversare roccaforti Gop come il Texas e Kansas con risultati impensabili fino a pochi mesi fa. E’ questo lo scenario che emerge dagli ultimi sondaggi alla vigilia dell’Election Day, in particolare i Final Polls del New York Times che descrivono una situazione di vantaggio per i dem in tutti i sette stati che saranno decisivi per il controllo del Senato: Michigan, Kansas, Texas, Maine, Ohio e, anche se per un soffio, in Alaska e Iowa.

Risultati così positivi, per esempio un vantaggio di 11 punti di Abdul El Sayed su Mike Rogers in Michigan, che spinge lo stesso giornale americano a chiedersi se ci si può fidare di questi sondaggi, avvisando che non è la prima volta dall’inizio dell’era Trump che pronostici positivi per i democratici poi si sono rivelati sbagliati nel segreto dell’urna.

Secondo il Times “c’è la reale possibilità” che questo possa succedere di nuovo: “I sostenitori del presidente Trump sono tendenzialmente restii a rispondere ai sondaggi, cosa che introduce quindi il rischio costante di un errore di valutazione”.

In ogni caso, il vantaggio dei dem appare tale che potrebbe portare a una loro vittoria anche con un errore di calcolo del peso del voto repubblicano, anche perché – ricorda il Times – queste elezioni offrono la possibilità di dare un giudizio su un presidente altamente impopolare: solo Harry Truman nel 1946 ha affrontato le elezioni di midterm con un tasso di popolare più basso di quello attuale di Trump, intorno al 35%. Trump risulta impopolare, per la prima volta, anche tra elettori repubblicani, con un tasso di popolarità almeno 12 punti più basso di quello che aveva nel 2018, quando alle elezioni di midterm vi fu una ‘blue wave” che permise di ottenere una solida maggioranza alla Camera, ma non di strappare seggi ai repubblicani al Senato.