TERAMO – ll direttore del reparto di Neurochirurgia Fulvio Alberto Tartara avrebbe detto definitivamente addio all’ospedale Mazzini di Teramo.

Da quel che si apprende, dalle insistenti voci che in mattinata si sono diffuse nel reparto, dopo la richiesta di aspettativa accordatagli dal direttore generale Maurizio Di Giosia, dal 2 settembre ad oggi, Tartara avrebbe presentato una lettera di dimissioni, si suppone senza preavviso.

Il suo posto in questi due mesi è stato gestito da Corrado Lucantoni, nel ruolo di sostituto dove resterà in attesa della nuova eventuale nomina, per la quale servirà un nuovo concorso, ed ora, anche per anzianità di servizio, l’unico con oltre sette anni nel reparto, il più accreditato è Lucantoni, esponente di una stimata ma anche divisiva ‘dinastia’ medica tra le più influenti e potenti della sanità teramana: è infatti il figlio di Danilo Lucantoni, direttore per ben 23 anni, e fino al 2023 della stessa Neurochirurgia, a sua volta fratello di Riccardo Lucantoni, dal 2017 anni in pensione, direttore della chirurgia generale di Teramo oltre che direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche. Specializzando in neurochirurgia a Roma è l’altro figlio Davide Lucantoni, l’altro figlio di Danilo Lucantoni.

Tartara, neurochirurgo lombardo di grande fama, già dirigente medico in altri prestigiosi ospedali italiani era arrivato a dirigere la Neochirurgia a gennaio, all’esito di un concorso a cui avevano fatto seguito ricorsi, e come assicurano fonti ospedalieri, non era mai del tutto ambientato, tenuto conto che Tartara svolge anche una importante attività privata, in particolare in studi e strutture private del Nord Italia.

Con una nota di fine agosto, Di Giosia, in merito all’aspettativa di Tartara, aveva bollato come “totalmente infondate” e “frutto di supposizioni fantasiose” le voci, lette su alcuni organi di stampa, segnatamente Abruzzoweb, “riguardo ad abbandoni legati a malcontento o a contrapposizioni fra direttore della Uoc e azienda”, sottolineando che “la Asl ha risposto positivamente a un’esigenza del professionista che non sottende null’altro se non una necessità squisitamente personale”.

Come pure ha smentito categoricamente le voci di una eventuale nomina del primario del reparto aquilano Alessandro Ricci, nell’ambito di un disegno volto ad una clamorosa fusione della Neurochirurgia dell’Aquila con quella di Teramo.

Tartara non sarebbe l’unico addio, nel reparto fiore all’occhiello della sanità teramana che fu di Renato Galzio, neurochirurgo di fama internazionale, direttore dal 1988 al 2000, prima dell’avvento di Danilo Lucantoni, con successivo trasferimento all’ospedale dell’Aquila, poi nel policlinico San Matteo di Pavia, per concludere la carriera come professore universitario.

Ad aprile è andato via una colonna portante del reparto, sin dai tempi di Galzio, Filippo Pineto, mentre Beniamino Nannavecchia da inizio ottobre si è trasferito a Roma e a breve andrà in pensione Rosario Sepe.