PESCARA – “È un delitto che denota, ma dico in generale, senza riferirmi poi ai fatti specifici, un quadro di disagio più che esistenziale, direi culturale, dove l’ansia da social, l’ansia di seguire, di far emergere, di essere i primi, migliori, più duri, più forti, più cattivi, è diffusa”.
Così il procuratore capo di Pescara, Giuseppe Bellelli, intervenendo al Tg4 sul delitto del giovane 16enne avvenuto due giorni fa nel centro del capoluogo adriatico.
“I giovanissimi – ha continuato il magistrato – vanno in giro con questo strumento, col telefono, sono sempre connessi, ascoltano delle musiche, come quella trap, mi sono informato, che chiamare la musica è difficile, che sono delle istigazioni a delinquere in cui si esalta la violenza, la droga, la violenza sulle donne, l’uso di armi. E questi ragazzi sono connessi ascoltando questi stimoli subculturali. Quindi è un disagio culturale”.
“Non credo che sia una specificità del territorio, anzi non lo è sicuramente, ovviamente ciascuno deve fare la propria parte, le forze dell’ordine nel nostro territorio sono presenti, ma c’è sempre difficoltà di uomini e mezzi, quindi anche di controllare. Ma è un problema culturale, di grande disagio e di difficoltà, in cui questi figlioli vittime e carnefici sono tutti, poi sono tutti accomunati. Connessi in qualche modo e trasversali, è il nostro caso. Christopher era ultimo, un ultimo della scala sociale e il primo nel dolore che ha sofferto”.
Bellelli, profondo conoscitore della realtà pescarese per essere stato 20 anni pm, ha sottolineato che “mi sembra difficile poter individuare una specificità del territorio di Pescara in questo delitto”.
“Pescara non è Milano, non è Roma, è comunque per quanto sia una città ben popolata, è comunque una provincia. È possibile in un tessuto così diverso da una metropoli che possano sfuggire determinate dinamiche alle famiglie, ai conoscenti, perché poi alla fine nei paesi ci si conosce un po’ tutti. E’ vero che Pescara è una città, però le dinamiche sono diverse dalla grande metropoli. Ma siamo in un mondo globale, connesso, interconnesso”.
“Indubbiamente nel nostro lavoro ci troviamo di fronte a vicende umane forti, importanti, dure, affrontiamo le miserie e i dolori di uomini, donne e bambini ed è difficile restare indifferenti” .
Bellelli in apertura di intervista ha precisato “che per questo delitto procede la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e non la procura ordinaria di Pescara che ho l’onore di dirigere”.
“Anche se poi ci si richiede durezza e freddezza nelle decisioni – ha continuato – ma di fronte a una scena così come quella di un bambino, di un figliolo raggomitolato in un angolo è difficile non solo perdere la tenerezza e pensare che poteva accadere che è un nostro figlio che è caduto, un ultimo ragazzo abbandonato in quelle condizioni. ed è difficile poter allontanare questi sentimenti dal nostro lavoro”, ha concluso.






