CHIETI – Il potenziamento dei porti di Ortona e Vasto ora che si sono ottenuti i fondi, il dissesto idrogeologico e la miglioria dell’enorme rete viaria come priorità, il completamento della Fondo valle Sangro, e il consolidamento del comparto industriale per garantire tanta e buona occupazione.

Oramai nel collegio uninominale di Chieti la campagna elettorale per le elezioni suppletive della Camera, del 15 e 16 novembre, si fa sempre più serrata, e ad Abruzzoweb snocciola quelli che sono i contenuti della sua proposta politica il candidato del centrodestra, il 61enne Mario Colantonio, capogruppo della Lega al Comune di Chieti, funzionario della Provincia, dove opera nell’ambito tecnico del servizio manutentivo dell’edilizia scolastica. L’intervista è stata resa prima della visita a suo sostegno, ad Ortona, del leader del carroccio, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini.

Nel 2023 Colantonio è stato candidato dalla Lega al Consiglio regionale dell’Abruzzo, nella circoscrizione provinciale di Chieti. Nel 2026 ha affrontato la competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, candidandosi alla carica di sindaco di Chieti con il sostegno della Lega e di Azione Politica.

La sfida è per conquistare il seggio lasciato libero dal leghista Alberto Bagnai, eletto alle Politiche dell’autunno 2022, che si è dimesso per assumere un incarico all’Antitrust, vede innanzitutto contrapposti Colantonio e il consigliere regionale, già candidato alla presidenza della Regione nel 2024, il professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della società di trasporto regionale Tua, sostenuto dal centrosinistra, anch’esso unito. In corsa ci sono poi Danilo Ranieri per Italia Domani, il nuovo partito di Marco Rizzo, e Massimo Pasqualone per Dimensione Bandecchi.

Dice Colantonio del suo principale avversario: “Nutro stima personale nei confronti del professor D’Amico per il suo percorso professionale, per la sua esperienza da docente e per il ruolo ricoperto come rettore. Sul piano politico, però, ritengo che abbia già affrontato una competizione elettorale regionale, uscendo sconfitto. In questa campagna elettorale lo vedo assumere posizioni che considero eccessivamente catastrofiste, in linea con quelle del cosiddetto campo largo”.

Mario Colantonio, la campagna elettorale è entrata nel vivo. Qual è il clima che sta respirando sul territorio e come sta cercando di convincere gli elettori a recarsi alle urne e a votare per lei e per il centrodestra?

La campagna elettorale è particolarmente impegnativa, considerando l’estensione del territorio provinciale di Chieti, che comprende 104 Comuni. Mi presento come candidato unitario del centrodestra, forte della conoscenza delle problematiche locali e del mio radicamento sul territorio. La mia esperienza amministrativa si è comunque  sviluppata proprio in questa provincia, sia attraverso i diversi mandati da consigliere comunale sia grazie alla mia attività professionale e al lavoro svolto oggi presso la Provincia di Chieti. Ritengo che questo percorso mi stia permettendo di ottenere consensi non soltanto tra gli elettori che tradizionalmente votano centrodestra, ma anche tra quelle persone che non hanno una particolare appartenenza politica e che cercano soprattutto una figura affidabile, capace di conoscere e affrontare concretamente i problemi del territorio.

Quali sono i principali temi che sta sottoponendo all’attenzione degli elettori?

A livello nazionale, i temi principali riguardano il buon governo, l’occupazione e gli investimenti, sia infrastrutturali sia legati al rafforzamento dei servizi pubblici. Penso alle importanti assunzioni nel mondo della scuola, della sanità e della sicurezza, con il potenziamento degli organici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Si tratta di una rigenerazione delle forze lavoro che negli anni precedenti erano state ridotte ai minimi termini, mettendo in difficoltà la capacità di garantire servizi essenziali ai cittadini.

A livello locale?

A livello locale, invece, affronto soprattutto le questioni legate al dissesto idrogeologico, alla viabilità e alle infrastrutture. Sono problematiche che interessano diversi territori della provincia e che richiedono risposte specifiche, in relazione alle esigenze delle singole comunità.

Parlando di infrastrutture e sviluppo economico, nella provincia di Chieti ci sono due questioni strategiche: i porti e il polo industriale dell’automotive. Quale impegno intende assumersi su questi fronti?

L’automotive rappresenta uno degli elementi principali del PIL e della redditività economica dell’Abruzzo. In Val di Sangro abbiamo un sistema produttivo importante e, al momento, sufficientemente solido, anche perché le linee produttive sono state garantite per il prossimo decennio attraverso la produzione del Ducato, uno dei veicoli commerciali più venduti in Europa. Io continuo a chiamarla Sevel, anziché Stellantis, perché la considero una realtà profondamente italiana e soprattutto molto vicina al nostro territorio. È una struttura che Marchionne ha contribuito a far crescere enormemente e che ancora oggi rappresenta una garanzia occupazionale. Naturalmente, non dobbiamo tutelare soltanto i posti di lavoro dello stabilimento, ma anche quelli dell’intero indotto. Esistono numerose aziende e società che lavorano intorno al polo automotive e che potrebbero risentire di eventuali spostamenti delle linee produttive o di cambiamenti negli assetti industriali. L’indotto ha un potenziale occupazionale altissimo e deve essere salvaguardato. Anche gli incentivi occupazionali messi in campo dal Governo, in particolare quelli rivolti ai giovani fino a 35 anni, possono contribuire a sostenere questo sistema.

E per quanto riguarda i porti di Ortona e Vasto?

È una notizia molto importante lo stanziamento di nove milioni di euro destinati ai porti abruzzesi. Sia Ortona sia Vasto possiedono caratteristiche e potenzialità significative. Il porto di Vasto, seppur di dimensioni più contenute, presenta una buona profondità e un’accessibilità interessante. È importante per il trasporto delle merci e per le spedizioni delle produzioni finite di numerose industrie del territorio. Il porto di Ortona, invece, ha dimensioni maggiori e potenzialità ancora più elevate, ma necessita di interventi di dragaggio e di manutenzione dei fondali per consentire una migliore navigabilità e l’accesso a imbarcazioni di dimensioni maggiori. Questo permetterebbe di sviluppare ulteriormente il traffico commerciale e di sostenere le produzioni di aziende leader abruzzesi. Penso, ad esempio, alla De Cecco e ad altre realtà industriali che utilizzano il porto per la spedizione dei prodotti finiti e per l’arrivo delle materie prime. Oggi a Ortona arrivano già granaglie, farine e altri prodotti necessari alle attività industriali. Potenziare questa infrastruttura significherebbe creare nuove opportunità economiche e occupazionali. In prospettiva, sarebbe bello vedere anche le grandi navi da crociera entrare nel porto di Ortona. La sua ampiezza e le sue caratteristiche potrebbero consentire lo sviluppo di un turismo d’approdo, con ricadute positive per la città e per tutta la costa teatina.

Un sondaggio diffuso da Rete8 e dal quotidiano Il Centro ha indicato un’affluenza potenzialmente inferiore al 20%, con il suo principale avversario, il professor Luciano D’Amico, in vantaggio in questo scenario. Come commenta questi dati?

Con tutto il rispetto per l’istituto che ha realizzato il sondaggio, non riesco a comprendere fino in fondo quale sia il nesso tra una previsione di affluenza così bassa e il risultato elettorale indicato. Non vorrei che il messaggio che passasse fosse quello di invitare indirettamente le persone a non andare a votare. Il mio appello, invece, è molto chiaro: tutti devono recarsi alle urne, partecipare e votare pensando al proprio territorio. È importante che i cittadini si sentano protagonisti di questa scelta.

Qual è il suo giudizio politico sul principale avversario, il professor Luciano D’Amico? Cosa non la convince della sua proposta?

Nutro una grande stima personale nei confronti del professor D’Amico per il suo percorso professionale, per la sua esperienza da docente e per il ruolo ricoperto come rettore. Sul piano politico, però, ritengo che abbia già affrontato una competizione elettorale regionale, uscendo sconfitto. In questa campagna elettorale lo vedo assumere posizioni che considero eccessivamente catastrofiste, in linea con quelle del cosiddetto campo largo. Si tende a descrivere l’Italia come un Paese che non funziona più, il Governo Meloni come il male assoluto e la Regione Abruzzo come una realtà priva di prospettive. Io non condivido questa impostazione.

Perché?

Ci sono indicatori economici e finanziari che, a mio avviso, dimostrano una situazione diversa. Penso allo spread, che si mantiene su livelli contenuti, e alla fiducia dei mercati internazionali nei confronti del nostro Paese. Ricordo che in passato i governi Berlusconi dovettero affrontare spread che superarono anche quota 500, con conseguenze pesanti sui mercati finanziari. Anche il PIL nazionale e quello abruzzese rappresentano elementi importanti per valutare la situazione economica. La stabilità del Governo Meloni e la sua capacità di mantenere relazioni internazionali e commerciali sono aspetti che considero positivi.

Un altro tema particolarmente attuale è quello del Parco nazionale della Costa teatina. Lei ha espresso perplessità sulla perimetrazione e sulle modalità di istituzione. Perché?

Mi fa piacere che abbia utilizzato la denominazione Parco della Costa teatina, perché auspico che questo nome venga mantenuto. Non vorrei che si arrivasse a una trasformazione della denominazione in Parco della Costa dei Trabocchi, che finirebbe per identificare questa realtà soltanto con uno dei suoi tanti aspetti. Ho affrontato la questione sia da amministratore sia da tecnico, confrontandomi con le popolazioni dei 18 Comuni interessati dal progetto. Il problema principale riguarda una perimetrazione elaborata circa 25 anni fa e oggi portata avanti attraverso un percorso che ha visto anche il ricorso al TAR. Rendere immediatamente operativa quella perimetrazione potrebbe provocare danni importanti al territorio. Bisogna considerare che, in 25 anni, le amministrazioni comunali hanno approvato e aggiornato almeno due strumenti urbanistici. All’interno di questi piani sono previste aree di espansione abitativa, artigianale e produttiva. Una perimetrazione realizzata soltanto sulla carta rischia di non considerare le trasformazioni intervenute nel frattempo.

In particolare quali sono i vincoli che la preoccupano?

Penso, ad esempio, alla pista ciclopedonale della Via Verde, una delle più belle infrastrutture ciclabili sul mare d’Europa. Potrebbe diventare un percorso turistico di grande richiamo, sul modello del Cammino di Santiago di Compostela, attraverso la realizzazione di ostelli, alberghi e ristoranti. Ci sono vecchie stazioni ferroviarie che potrebbero essere recuperate e trasformate in strutture ricettive, senza necessariamente costruire nuovi volumi o compromettere il paesaggio.

Quindi ritiene che l’attuale perimetrazione possa ostacolare anche questo tipo di sviluppo turistico?

Assolutamente sì. La fascia di rispetto più restrittiva del Parco è proprio quella che si affaccia sul mare, ed è questo uno degli aspetti che andrebbero rivisti. Diversi sindaci dei Comuni interessati stanno aspettando che il Governo dia attuazione alla perimetrazione, proprio per poter eventualmente presentare ricorso al Consiglio di Stato. Ritengo che i sindaci debbano essere protagonisti di questo percorso. Sono loro i principali portatori di interesse, perché amministrano quotidianamente quei territori e conoscono le esigenze delle rispettive comunità. Ognuno deve poter dare il proprio contributo affinché il Parco diventi uno strumento efficace di tutela e valorizzazione ambientale, senza però entrare in contrasto con le esigenze delle comunità locali e con le prospettive di sviluppo.

Un’ultima domanda. Se dovesse entrare in Parlamento, quale sarebbe il primo provvedimento o la prima iniziativa legislativa che vorrebbe portare avanti? Qual è il tema a cui tiene maggiormente?

Sicuramente uno dei temi che sento maggiormente è quello del dissesto idrogeologico, una questione che vivo anche personalmente come cittadino di Chieti. La nostra città presenta problematiche particolarmente gravi e ritengo che sia necessario intervenire con risorse adeguate e una programmazione concreta. Bisogna innanzitutto verificare che le risorse previste nei documenti di programmazione economica e nelle successive manovre di assestamento siano effettivamente destinate alle esigenze del territorio. Penso agli interventi contro il dissesto idrogeologico, ma anche alla manutenzione della rete viaria. La provincia di Chieti dispone di circa 1.600 chilometri di strade provinciali e di ulteriori 400 chilometri di strade ex statali. È un’estensione molto importante, soprattutto considerando che il territorio comprende anche numerosi centri montani. Serve quindi un’attenta gestione delle risorse e, soprattutto, la capacità di trasformare gli stanziamenti in interventi concreti. Un’altra priorità riguarda il completamento e l’accelerazione dei lavori della Fondovalle Sangro, un’infrastruttura che considero strategica e che rappresenterà una nuova porta d’accesso all’Abruzzo. Il collegamento verso Castel di Sangro consentirà di evitare percorsi più lunghi attraverso l’area di Roccaraso, migliorando gli spostamenti tra la provincia di Chieti, il territorio abruzzese e Napoli. Questa direttrice potrà generare importanti opportunità economiche e turistiche. Immaginiamo quanti visitatori provenienti dal versante tirrenico potranno raggiungere più facilmente la nostra regione e scoprire località come Palena e Roccascalegna, borghi dalla storia millenaria e dalle grandi potenzialità turistiche. Sono insoomma tante le questioni sulle quali lavorare e tante le richieste che vorrei portare all’attenzione del Governo. Naturalmente, entrando in una maggioranza parlamentare, bisogna avere anche la capacità di lavorare insieme agli altri, con rispetto e spirito di squadra. È attraverso il lavoro di squadra che si possono ottenere i risultati migliori.