ROMA – Dalla tournée teatrale al ricovero d’urgenza a Roma. Lele Mora sta affrontando le conseguenze di un ictus che lo ha colpito nei giorni scorsi, dopo un primo malessere accusato all’Aquila, poco prima dello spettacolo teatrale “L’uomo che creava le stelle”.
“Mi hanno strappato alla morte”, ha raccontato a Il Messaggero l’ex agente dei vip che è stato ricoverato al Policlinico Umberto I, dove ha trascorso cinque giorni in terapia intensiva. Ora, una volta superata la fase più delicata, dovrà concentrarsi sulla riabilitazione, che potrebbe durare almeno un paio di mesi.
Dal letto d’ospedale, Mora ha raccontato al quotidiano romano i momenti cruciali del malessere: “Se sono ancora qui lo devo solo a Dio. Ero impegnato in uno spettacolo al Teatro San Filippo, a L’Aquila, il 24 ottobre. Prima di salire sul palco mi ero sentito male. Ma sono andato comunque in scena per rispetto agli spettatori che avevano pagato il biglietto, lo show aveva registrato il tutto esaurito. Il giorno dopo sarei dovuto tornare dalla mia famiglia a Verona, passando per Roma. Sul treno per la Capitale sono svenuto. Poi il buio totale, sono rimasto in terapia intensiva al Policlinico Umberto I per cinque giorni. Il risveglio è stato durissimo, ma sono felice di essere ancora vivo”.
In ospedale, durante la degenza, non ha voluto rendere pubblica la notizia né informare gli amici e le persone con cui ha lavorato nel mondo dello spettacolo. La decisione è stata presa insieme ai familiari. Al suo fianco ci sono i figli Diana e Mirko, i nipoti e don Felice, il sacerdote incontrato anni fa nella comunità Exodus di don Mazzi.





