L’AQUILA – “Prendiamo atto che il presidente Matteo Renzi, nonostante le sollecitazioni politiche e tecniche, ha annunciato l’intenzione di proporre al Consiglio dei ministri, convocato per il 15 gennaio, nell’ambito del provvedimento di riforma della Pubblica amministrazione, l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato da parte dell’Arma dei Carabinieri”.
Così Marco Moroni (Sapaf), Danilo Scipio (Ugl-Cfs), Andrea Laganà (Snf), Pompeo Mannone (Fns-Cisl), Francesca Fabrizi (Cgil-Cfs) e Maurizio Cattoi (Dirfor), in una nota congiunta in cui annunciano che presidieranno Montecitorio durante la riunione del governo, per manifestare ancora una volta, forse l’ultima, contro la fusione con la Benemerita.
Il cartello sindacale ha presentato una diffida al premier, consegnata anche nelle mani del prefetto dell’Aquila in occasione della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a non applicare quanto previsto dalla legge di riforma della Pubblica amministrazione del ministro Marianna Madia.
“Se dovesse essere confermata la volontà di far transitare tutto e tutti nei Carabinieri, sancendo la militarizzazione coatta della funzioni di polizia ambientale ed agroalimentare e del personale – spiegano – non rimarrà altro che lasciare la parola agli avvocati”.
Favorevolmente alla fusione si è intanto espresso il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Ufficiali.
“La volontà espressa di unire il Corpo Forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri – ha spiegato – tende a costituire, attraverso l’accorpamento di tutti i reparti impegnati nel settore ambientale, un polo di eccellenza unico per vastità della missione e potenzialità, capace di proporsi come modello internazionale in un futuro in cui l’ambiente dovrà sempre più essere al centro dell’attenzione del mondo”.
Si tratta, per il comandante, di “una soluzione diretta a potenziare la difesa del nostro ambiente e al contempo il controllo del territorio. Il personale del Corpo Forestale di 15 Regioni, operante nelle attuali Stazioni e negli altri uffici ed enti, continuando a fare il lavoro svolto finora, mantenendo ogni sua professionalità e aspettativa col nuovo stato militare, potrà, infatti, avvalersi per la propria missione, la nostra, delle potenzialità delle 4.600 stazioni e degli altri reparti dell’Arma”.
E se da un lato si procede collettivamente con ricorsi alla Corte Costituzionale, ai giudici del lavoro, alla Corte europea, dall’altro i forestali annunciano ricorsi personali di ciascun dipendente.
“Rivendicheremo singolarmente la compromissione dei diritti acquisiti – spiega ad AbruzzoWeb Ezio Di Cintio della delegazione trattante nazionale Fp Cgil-Cfs – visto che veniamo trasformati in forza armata. Noi abbiamo fatto un concorso pubblico mentre ora si parla di arruolamento, veniamo trasformati d’imperio con l’ordinamento che passa da civile a militare, ci vengono a mancare tutti i diritti propri di quello civile”.
A nulla sono servite neanche le missive inviate dal segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, Salvatore Chiaramonte, al capo di Gabinetto della Madia, Bernardo Polverari.
“Si sta cercando di ovviare ai problemi che poniamo offrendo la possibilità ai singoli agenti di scegliere volontariamente il passaggio ai carabinieri – aggiunge Di Cintio – ma si tratta di una modalità persino peggiore perché se la scelta dovesse avvenire volontariamente, il singolo con ha alcuna garanzia dei propri diritti, a partire dalla sede di lavoro”.






