L’AQUILA – Oltre un mese di serrata campagna elettorale, di caccia ai voti casa per casa, telefoni incandescenti, santini distribuiti a piene mani, ed oggi è calato il silenzio, pieno di suspense, in attesa dell’apertura delle urne, che decreteranno chi sarà il sindaco dell’Aquila per i prossimi 5 anni, in una tornata elettorale che assume, una rilevanza nazionale.

Aspiranti inquilini di Palazzo Fibbioni, il  primo cittadino uscente, Pierluigi Biondi, 47 anni di Fratelli d’Italia a capo della coalizione del centrodestra, la deputata del Partito democratico, Stefania Pezzopane, 63 anni, per la coalizione del centrosinistra, il candidato civico, Americo Di Benedetto, 54 anni, e anche Simona Volpe 53 anni della lista Liberaquila.

Biondi parte favorito, ma in caso di mancata vittoria al primo turno, il ballottaggio rappresenterebbe una nuova partita che vedrebbe la convergenza, contro il sindaco uscente, di Pezzopane e Di Benedetto, e dunque con un esito che potrebbe costare a Biondi la carica di sindaco.

La prima ragione dell’interesse nazionale della sfida, è che L’Aquila, oltre 69mila abitanti, è uno dei quattro capoluoghi di regione, assieme a Genova, Catanzaro e Palermo, dei 975 comuni al voto.

Ci sono certo altre città importanti al voto, come Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona e Viterbo, e in Abruzzo, sopra i 15mila abitanti, altri quattro comuni, Ortona, San Salvo, Spoltore e Martinsicuro, dove dunque è previsto il ballottaggio, il 26 giugno, se al primo turno nessuno dei candidati otterrà il 50% più uno dei consensi.

Ma è nei capoluoghi di regione che si concentrano le leve del potere e brilla il blasone istituzionale, e dunque è ovvio che le attenzioni delle segreterie dei partiti si focalizzino su L’Aquila, dove non a caso sono arrivati in campagna elettorale tutti o quasi i leader nazionali: da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, ad Enrico Letta del Partito democratico, da  Matteo Salvini a della Lega a Carlo Calenda di Azione, da Benedetto Della Vedova di + Europa ad Antonio Tajani, presidente di Forza Italia,  e ancora Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana,  il ministro della Salute, Roberto Speranza di Articolo uno, Giovanni Toti di Italia al Centro, Vincenzo Maraio del Psi, mentre il leader del M5s, Giuseppe Conte si è limitato ad inviare un messaggio video. Per non parlare poi del gran numero di ministri, sottosegretari, parlamentari, eurodeputati, accorsi nel capoluogo a dare manforte ai rispettivi candidati.

Non va poi dimenticato che L’Aquila sarà nei prossimi anni una sorta di gallina dalle uova d’oro, visto che arriveranno circa 5 miliardi di euro, tra fondi per il completamento della ricostruzione post terremoto, fondi Pnrr per la quota assegnata dallo Stato ma soprattutto e fondo complementare riservato al cratere del sisma. Flusso di denaro, in politica, significa potere e consenso.

Seconda ragione di interesse per la competizione elettorale aquilana, che travalica i confini regionali, è il test sulle prestazioni dei singoli partiti e delle coalizioni.

Il centrodestra, innanzitutto, a L’Aquila si presenta compatto e nello schieramento classico e “puro”,  con Fdi, Lega, Forza Italia, L’Aquila al Centro, emanazione di Italia al centro, più le civiche, L’Aquila Futura e Civici Indipendenti per Biondi.

Una unità che non si registra in molte altre competizioni, comprese in Abruzzo quelle di Ortona e Spoltore, seconda e quarta città più popolose  al voto, come pure a Tortoreto. A Catanzaro il centrodestra è spaccato e si ritrova con tre candidati sindaco, mentre a Palermo nel centrodestra la pace è solo armata e molto precaria. A Verona è scosso da una guerra intestina e Forza Italia da una parte e Fdi e Lega dall’altra, mentre a Parma è Fdi a correre da sola anche contro il resto del centrodestra.

Una vittoria netta a L’Aquila del centrodestra “tradizionale” e unito, avrà dunque un peso nelle strategie future, in vista delle elezioni politiche e anche delle elezioni regionali, comprese quelle abruzzesi, della primavera del 2023.

Altro motivo di interesse poi è che il candidato è Biondi di Fdi, l’unico partito all’opposizione del governo tecnico e delle “larghe (e coatte) intese” di Mario Draghi.

Un successo convincente, possibilmente al primo turno a L’Aquila del suo candidato sindaco, sarà pertanto prezioso per la leader nazionale Giorgia Meloni, che ieri non a caso ha chiuso la campagna elettorale alla vila comunale, per la sua scalata alla leadership dell’intero centrodestra, in vista delle politiche, con contestuale rivalità oramai conclamata tra Fdi,  primo partito italiano dato dai sondaggi al 21,5%, e la Lega di lotta e di governo di Salvini, scesa invece intorno al 16%, che paga il suo appoggio dettato dalle circostanze al governo Draghi. Ergo sarà importante vedere chi a L’Aquila prenderà più voti tra Fdi e Lega, anche in vista delle regionali.

Nel centrosinistra l’aspetto di interesse nazionale è innanzitutto la tenuta del centrosinistra a trazione Partito democratico, che ha candidato la deputata Stefania Pezzopane, politico di primo rango anche in Parlamento, sostenuta da Movimento cinque stelle, L’Aquila Coraggiosa, che raccoglie le forze più di sinistra, L’Aquila Nuova, 99 L’Aquila e Demos.

Questo soprattutto alla luce del fatto che il fronte largo opposto al centrodestra si è spaccato, con la discesa in campo di Di Benedetto, appoggiato da Il Passo Possibile, L’Aquila Viva, formazione di riferimento ad Azione, e L’Aquila e Frazioni. Lo stesso Di Benedetto che nel 2017 è stato candidato sindaco in quota Pd alla guida della coalizione che ha perso clamorosamente le elezioni al ballottaggio proprio contro l’allora emergente Biondi, dopo aver vinto nettamente il primo turno con il 47,7 % a fronte del 35,84% del centrodestra.

Sia Pezzopane che Di Benedetto danno per scontato che nessuno dei due può vincere al primo turno e che la partita decisiva si giocherà al ballottaggio del 26 giugno, contro Biondi. E dunque sarà decisivo vedere chi dei due arriverà al secondo turno. Se sarà Di Benedetto a riuscirci, la sconfitta per il centrosinistra “classico” surclassato dal civismo, sarà pesante, con ripercussioni anche nazionali, con contestuale resa dei conti dentro il Pd, con la messa in discussione della classe dirigente alla guida della città con il sindaco Massimo Cialente, per dieci anni.

Inevitabili  ripercussioni poi sulla partita delle regionali del 2023, in termini di alleanze e candidature.

Infine il risultato della civica Volpe, “fuori dai partiti e dai giochi di potere”, darà indicazioni sul livello di scollamento e rifiuto della politica tradizionale da parte di cittadini, fiaccati dalla crisi economica e da due anni di pandemia. Un voto che ha la matrice di quello dei tempi d’oro del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo della prima ora, quando era fuori dai palazzi del potere.