CHIETI – “Lo Stato ci sta riducendo tutti alla fame, tutti barboni. E perciò io voglio fare il ‘barbone di Stato’. Come? Innanzitutto facendomi crescere la barba come sono costretti a fare i colleghi clochard di strada”.
È questa la singolare protesta messa in atto dal teatino Francesco Giannini, presidente dell’associazione regionale dei cavatori (Arca), che da esattamente un anno ha smesso di tagliarsi la barba.
Esposto con fierezza e dignità, il folto e riccio barbone è, dunque, il simbolo manifesto di una protesta silenziosa, ferma e severa, contro uno Stato che “affama i suoi cittadini precipitandoli in un circolo vizioso da cui è impossibile uscire”.
Il settore dei cavatori è in ginocchio, travolto dalla crisi dell’edilizia a cui è legato a doppio filo, producendo inerti per le costruzioni. “Una quindici di anni fa – ricorda Giannini – le aziende che lavoravano nel settore erano circa 650, ora ce ne sono circa 230. A breve avremo i dati relativi al 2013 e potremo stilare un bilancio dettagliato, ma comunque sappiamo che abbiamo subito un calo del 70%”.
La crisi, le tasse e la burocrazia sono le cause di questo disastro. “Il governo ci tartassa – dice Giannini – ma c’è una tassa che abbiamo sempre pagato volentieri, quella di usura per le strade, visto che il gettito serviva per tenere il sistema viario in buono stato. Ma da qualche anno abbiamo potuto constatare che le strade sono diventate impraticabili. A questo punto è evidente, dunque, che i soldi provenienti dalla tassa di usura per le strade non vengono poi effettivamente destinati a questo scopo”.
“Il governo – continua il presidente regionale dei cavatori – nonostante i ripetuti proclami fatti negli anni, prosegue nella direzione di una burocrazia folle e di una vincolistica del territorio di tipo integralista, che pesano enormemente sul nostro settore. La crisi, infine, ci ha dato il colpo di grazia. La massa monetaria circolante è diminuita enormemente, Roma con tasse e imposte la drena il più possibile, il privato ha sempre maggiore difficoltà ad investire nell’edilizia e gli enti pubblici, oltre a non avere materialmente soldi, sono vincolati al pareggio di bilancio per cui non hanno risorse da destinare alle opere pubbliche”.
L’unica soluzione per Giannini è “uscire dalla zona Euro e ridare all’Italia la sovranità monetaria”.
Nel frattempo Giannini, “barbone di Stato”, raccoglie fondi e offerte per i “colleghi di strada” e scherza sulla sua situazione assegnandosi un titolo onorifico: “Cavaliere di gran croce al merito della miseria”.



